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Lamezia Terme - Nel giugno del 2004 quattro malviventi, alcuni con il capo e volto travisato, armati di pistole e coltelli, tentarono di introdursi in un'abitazione privata di Lamezia per una rapina ai danni del proprietario. L’azione criminosa era stata programmata in quanto i criminali erano venuti a conoscenza che la vittima era in possesso di un’ ingente somma di danaro che teneva in casa. Quella mattina i delinquenti sfondarono la porta d'ingresso dell’appartamento, ma si trovarono dinanzi ad un imprevisto: la reazione di uno dei familiari con cui iniziarono una breve colluttazione. Fallito l'effetto sorpresa, i rapinatori, nel darsi alla fuga, spararono all'indirizzo del proprietario due colpi di pistola.  Questa la ricostruzione degli investigatori stando anche quella che era la denuncia dei fatti da parte degli aggrediti.

Gli inquirenti avviarono le indagini valutando anche l'ipotesi di tentato omicidio. 
Nell'ispezionare i luoghi circostanti  la scena del crimine furono rinvenuti una motocicletta, risultata rubata, e due caschi. Questi reperti furono sottoposti a rilievi scientifici che permisero di rinvenire sui caschi delle impronte digitali.
Furono disposte poi ulteriori indagini ed intercettazioni ambientali e telefoniche per ricostruire i fatti criminosi ed il contesto in cui erano maturati.
Le indagini ed i rilievi dattiloscopici non diedero esito in quanto anche le impronte digitali rinvenute non avevano alcuna corrispondenza con i soggetti inseriti nella banca dati nazionale dell'AFIS.

Quando poi le indagini erano ormai in un vicolo cieco perché non si era riusciti a risalire in alcun modo agli autori del reato, nel 2008, nel controllo periodico che viene fatto nella banca dati nazionale sui rilievi dattiloscopici, le impronte digitali rilevate su uno dei caschi diedero esito positivo e vennero attribuite al lametino B.V. Da lì si riaprirono le indagini che scaturirono nella richiesta di rinvio a giudizio del giovane B.V. per concorso in rapina a mano armata con altri soggetti rimasti non identificati. Durante l'istruzione dibattimentale dinanzi al tribunale collegiale di Lamezia, composto dal presidente Maria Teresa Care' ed a latere dai magistrati Angelina Silvestri ed Emma Sonni, si sono scontrate le tesi della pubblica accusa rappresentata da Santo Melidona e dalla difesa dell'imputato rappresentata dal penalista lametino Giancarlo Nicotera.

Sono state ascoltate la parte offesa ed i suoi familiari, nonché gli agenti ed i tecnici della polizia scientifica. Sono state inoltre ascoltati alcuni testimoni che hanno confermato che B.V., poco tempo prima dei fatti incriminati, aveva subito il furto del suo casco e che però non aveva sporto denuncia perché lo stesso oggetto era di valore modesto. La difesa dell’imputato poi sentiva il dott. Luca Chianello, criminologo,  attraverso il quale faceva rilevare diverse anomalie ed incongruenze procedurali e scientifiche nei rilievi dattiloscopici e nell’ attribuzione delle impronte digitali ritrovate all'imputato, ritenendo, pertanto, che quanto rilevato dalla polizia scientifica non poteva avere e trovare rilevanza e pregnanza alcuna nel processo. 

Difesa che nella sua arringa ribadiva l'assoluta e completa estraneità del B.V. ai fatti criminosi contestati per cui ne chiedeva l'assoluzione. Nella stessa requisitoria finale anche la pubblica accusa è convenuta sul fatto che non vi era più alcuna prova a carico dell'imputato per cui ne chiedeva anch'essa l'assoluzione. Il Tribunale Collegiale di Lamezia Terme all’esito dell’istruzione dibattimentale, ha mandato quindi assolto B.V. con formula piena per "non aver commesso il fatto".

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