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Catanzaro - È iniziato oggi il processo di appello a carico del 37enne lametino Marco Gallo (difeso dall’avvocato Francesco Siclari) accusato di essere l'esecutore materiale dell'omicidio dell’avvocato penalista Francesco Pagliuso avvenuto nella notte tra il 9 e 10 agosto del 2016 in via Marconi a Lamezia. All’udienza di oggi il procuratore generale, dottor Luigi Maffia, ha chiesto in via preliminare la sospensione dei termini di custodia cautelare a cui si sono associati i difensori di parte civile e alla quale si è opposto il difensore dell’imputato. La Corte ha, quindi, rinviato il processo al 29 giugno per valutare le richieste di riapertura dell’istruttoria dibattimentale formulate dalle parti.

Gallo in primo grado è stato condannato all’ergastolo con l’esclusione dell’aggravante mafiosa che gli veniva contestata, secondo la tesi per cui si sarebbe trattato di un omicidio commesso con metodo mafioso e al fine di agevolare la “cosca” degli Scalise. La Corte di Assise ritenne, infatti, non raggiunta la prova della esistenza della cosca che si riteneva agevolata. Quella sentenza è stata impugnata, con ragioni diverse, non solo dal difensore dell’imputato ma anche dall’ufficio di Procura che ha chiesto di sentire tutti i collaboratori di giustizia dell’area lametina al fine di dimostrare “l’esistenza della cosca Scalise”, nonché il presunto collegamento tra essa e l’omicidio dell’avvocato Pagliuso.

Le parti civili in questo processo sono rappresentate dagli avvocati Pino Zofrea, Gianfranco Agapito, Salvatore Staiano, Nunzio Raimondi, Gianfranco Barbieri, Caterina Restuccia, Vincenzo Galeota, Pietro Agapito e Aldo Ferraro. Si ritornerà, quindi, in aula a giugno.

R. V.

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