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Lamezia Terme – A 26 anni Gennaro Curcio fu ucciso dal 17enne Gennaro Pulice che era stato battezzato come killer con l’omicidio di Belfiore. Un giovane che uccide un altro giovane. Ma perché fu maturata la decisione di fare fuori Curcio? L’idea era quella di prendere la piazza di Nocera ma perché colpire proprio lui? Il primo a parlarne fu Gianfranco Norberti, pentito dal 1995 e autoaccusatosi dell’omicidio, per il quale ha una condanna definitiva di sei anni e 4 mesi sulle spalle. Dopo vent’anni le sue parole hanno trovato conferma in quelle di un altro collaboratore, Gennaro Pulice, colui che ha premuto il grilletto. Loro due, insieme a Bruno Gagliardi di 42 anni, Bruno Gagliardi di 50 anni, Giovanni La Polla e Salvatore Ruberto (entrambi uccisi nella cosiddetta “strage di Sambiase”), facevano parte di un gruppo emergente che voleva sopraffare l’egemonia dei “Bagalà”, legati agli Iannazzo, e ottenere il controllo sulle zone costiere lametine, come Falerna, Gizzeria e Nocera Terinese.

Il rapporto di Norberti con Bagalà: “Mi regalò un dolce profiterole e mi prospettò un affare”

Norberti si trasferì a Nocera nel 1988 e si fece conoscere da Bagalà che era “il personaggio criminale di riferimento” come ha spiegato lo stesso collaboratore agli inquirenti. “Nel luglio del I 993 – racconta il collaboratore – Bagalà Carmelo ottenne la libertà. Non appena seppi che era stato liberato mi recai a casa sua portandogli in regalo una torta e ciò secondo le usanze che avevo acquisito a Palmi: era una forma di cortesia che intendevo usargli e nient'altro. Difatti nei mesi a seguire  cambiarono i miei rapporti con il Bagalà Carmelo nel senso che io mi limitavo a rappresentargli preventivamente  gli affari o le azioni che intendevo porre in essere…Omissis... Nel mese di ottobre 1993, un giorno mi arrivò un'ambasciata da parte  di Carmelo Bagalà il quale intendeva incontrarmi perché mi doveva parlare. Incontrai il Bagalà al villaggio R.D.S., a casa della signora L., moglie di V.F., ed amante del Bagalà. In quella occasione Bagalà Carmelo mi regalò un dolce profiterole e mi prospettò un affare: mi chiese infatti se ero disposto ad occuparmi  della guardiana al villaggio "R.d.S.”. Avrei percepito 800.000 lire al mese che mi sarebbero state corrisposte dall'amministratore dello stesso villaggio […]. Il mio compito sarebbe stato quello di sorvegliare il villaggio ... omissis ... Accettai  offerta del Bagalà anche perché mi costava poco impegno".

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L’allontanamento da Bagalà e la volontà di uccidere

Norberti racconta agli inquirenti della sua decisione di allontanarsi da Bagalà:[…] mi allontanai progressivamente da Bagalà Carmelo durante la primavera del 1995. Mi decisi a ciò in quanto mi ero accorto che pur operando per conto del Bagalà e rischiando il carcere per  suo  conto,  non  ricevevo  quei profitti che pure mi erano stati promessi. Per la precisione mi ero accorto che dopo la riappacificazione tra il Roberto ed il Bagalà Carmelo io venivo messo da parte ed attribuivo questa cosa all'Isabella Roberto che per questa ragione avevo deciso di uccidere. Volevo però fare le cose per bene e per questa ragione pur allontanandomi da Bagalà Carmelo avevo curato di mantenere con questi il saluto ed una certa amicizia anche se non operavo più  materialmente per lui”. A raccontare perché maturarono la decisione di uccidere qualcuno del gruppo legato ai Bagalà fu raccontata agli inquirenti da Gianfranco Norberti che così scrivono: “[…], il riavvicinamento del Bagalà Carmelo all'Isabella comportava, come conseguenza, un minore spazio per l'ascesa del Norberti nell'importanza e nel prestigio all'interno del gruppo delinquenziale. Fu allora che il Norberti maturò la volontà di uccidere l'Isabella, che rappresentava un ostacolo per le sue aspirazioni. Di tale volontà notiziava Calidonna Luigi, personaggio di rilevante caratura criminale che lo convinse a non procedere in tal senso e ad attendere il rientro di Peppino Pagliaro, uomo di altrettanta levatura negli ambienti criminosi lametini che in quel periodo si trovava al Nord per problemi di salute”.

I rapporti con i futuri scissionisti e la lite al ristorante contro il gruppo di Bagalà

Norberti cominciò così a stringere contatti con Salvatore Ruberto, Giovanni La Polla, “decidendo – scrivono gli inquirenti - di operare insieme con il fine di subentrare al Bagalà Carmelo nel controllo delle attività illecite nella zona di Nocera Terinese. Di tale nuovo gruppo facevano anche parte Gagliardi Bruno cl'66 (conosciuto in carcere dal La Polla), il cugino omonimo di questi, Gagliardi Bruno cl'74 ed il minore Pulice Gennaro; soprattutto il La Polla riuscì a determinare il sodalizio ad addivenire allo scopo propostosi mediante lo scontro diretto e l'eliminazione fisica degli avversari, individuati in  I.R., V.G. e Curcio Gennaro, il quale ultimo stava prendendo all'interno del clan Bagalà la posizione già occupata  dal Norberti”.

Gli “scissionisti” si incontrarono più volte, a pranzo e cena, per decidere il da farsi, Ci organizzammo quindi per cercare di prendere  Isabella, Vescio e Curcio Gennaro il quale ultimo stava particolarmente antipatico a La Polla Giovanni”. Andarono in un ristorante, dove sapevano che li avrebbero trovati, lì cominciarono a provocarli ma i tre non risposero a quelle provocazioni e, piuttosto, chiamarono Bagalà che però arrivò, parlò con i tre e andò via. Così loro decisero di andare a casa sua a parlarci, ma l’atteggiamento di Bagalà fu sprezzante, secondo il racconto di Norberti, tanto che la discussione scaturì in un pestaggio del gruppo nei confronti di Bagalà. Maturarono successivamente la decisione di ucciderlo ma dopo averi tentativi non ci riuscirono: “non riuscendo a colpire il Bagalà il gruppo decideva di cambiare strategia e di colpire uno degli uomini a lui vicini; pertanto concentrarono la loro attenzione sul negozio Auto BA.IS. che sapevano essere il ritrovo degli uomini del Bagalà”.

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Il racconto di Gennaro Pulice: “Il Bagalà alla fine non l'ha mai toccato nessuno perché fa gli interessi degli Iannazzo”

Anche Gennaro Pulice racconta nei particolari le fasi della preparazione e dell’omicidio, racconta il perché del delitto: “[…] No, solo per una motivazione economica, la motivazione vera era quella che il Bruno Gagliardi, i due Bruno Gagliardi, il Norberti e il Ruberto, si chiama, noi lo chiamiamo mi pare il «Diavolo», volevano impossessarsi di Nocera Terinese e, quindi, delle estorsioni che andavano, non lo so, da Villaggio del Golfo, dove siamo sempre stati noi […]”. E ancora spiega il perché Bagalà non sia stato colpito e perché chiamarono proprio lui come killer: “Il Bagalà alla fine non l'ha mai toccato nessuno perché il Bagalà comunque fa gli interessi degli Iannazzo, fa gli interessi di lutti quanti. Anche perché il Bagalà, tra virgolette, nei confronti delle cosche non aveva colpe; cioè il Bagalà non aveva fatto nulla, erano stati il Lapolla e il Ruberto che, per avere un killer a disposizione, a dire: bene, guarda che lui c'entra comunque con gli appoggi che gli davano ai Bellocco, a questo, a quell’altro. E mi hanno messo, Ira virgolette, un po' di fumo negli occhi. Non è un mio modo di giustificarmi questo, è un modo per raccontare il perché io sono andato a fare l'omicidio”.

Claudia Strangis

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