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Catanzaro - A distanza di 20 anni dal delitto di Enzo Di Spena, avvenuta il 6 novembre 2001, si è tenuta l’udienza con rito abbreviato, di fronte al Gup Ferraro, nei confronti del 40enne Pasquale Torcasio detto “Carrà”. Il pubblico ministero ha chiesto l’ergastolo. Il legale di Torcasio, l’avvocato Antonio Larussa, ha chiesto, invece, l’assoluzione per il suo assistito, evidenziando come le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, de relato, non fossero ‘sufficientemente individualizzanti rispetto alla responsabilità di Pasquale Torcasio detto e, soprattutto, l’esistenza di una causale diversa dell’omicidio’. Pertanto, il legale ha chiesto l’assoluzione e, il gup, ha rinviato per le eventuali repliche al 30 aprile. Per il delitto, sono imputati anche Vincenzo Torcasio, 40 anni e Antonio Villella, 44 anni, che hanno scelto il rito ordinario.

L’omicidio sarebbe avvenuto per motivi di carattere personale

I tre sono stati ritenuti dalla Dda, i responsabili della morte di Di Spena: Torcasio (insieme allo zio Nino Torcasio, ucciso nell’ambito della guerra di mafia a marzo del 2002) in qualità di mandante, mentre Villella e Pasquale Torcasio (insieme a Domenico Zagami, ucciso nella guerra di mafia alla vigilia di Ferragosto del 2004) come esecutori materiali. Di Spena fu ucciso di sera mentre ritornava a casa colpito da diversi proiettili di una pistola calibro 45 esplosi da una persona con il volto coperto. L'uomo fu trasportato in ospedale ma morì successivamente nel corso di un intervento chirurgico. Le indagini si indirizzarono subito sulla pista mafiosa anche per via delle modalità tipiche di un agguato e in particolare si focalizzarono su un episodio che coinvolse Di Spena e Vincenzo Torcasio. Per motivi forse di carattere personale, ci fu un acceso diverbio fra i due e Di Spena colpì ripetutamente Torcasio. Una sorta di affronto che avrebbe portato i Torcasio alla decisione estrema di uccidere Di Spena, anche per affermare - secondo l'accusa - un pieno controllo del territorio.

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