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Catanzaro – In Corte d’Assise a Catanzaro è ripreso oggi il processo per l’omicidio di Francesco Torcasio, ucciso in via Misiani il 7 luglio 2011, con l’unico imputato Antonio Voci, difeso dagli avvocati Leopoldo Marchese e Gregorio Viscomi. Voci, che è accusato di aver inviato un messaggio al killer per informarlo dell’arrivo della vittima, ha scelto di essere processato secondo il rito ordinario diversamente dagli altri imputati, Francesco Vasile, Maurizio Molinaro e Vincenzo Giampà, che hanno scelto, invece, l’abbreviato e per i quali il Pm Elio Romano, lo scorso 16 maggio, ha chiesto condanne che variano dai 30 anni di carcere all’ergastolo.

Nell’udienza di oggi, a salire sul banco dei testimoni è stato l’ispettore capo della Polizia Pasquale Rotundo, che ha raccontato l’excursus investigativo che si è risolto poi nelle varie operazioni condotte negli ultimi 3 anni (partendo dalla cosiddetta “Dejavu” per concludersi con “Perseo”, la più recente che ha riguardato la cosca Giampà) e che hanno portato alla decapitazione delle cosche lametine. Rilevanti e fondamentali per i risvolti, in questa indagine e per le altre, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno messo dei tasselli mancanti e hanno permesso la ricostruzione di alcuni fatti di sangue e non, che hanno caratterizzato la vita criminale lametina negli ultimi anni.

In particolare l’ispettore Rotundo ha parlato dei video esaminati delle telecamere che si trovavano in via Tommaso Fusco e via Misiani, dove avvenne l’omicidio del ventenne, e ha riferito che, dopo le dichiarazioni degli imputati su come e dove si fossero sbarazzati dello scooter usato come mezzo per commettere il delitto, riuscirono a trovare riscontro solo nello scovare i resti della moto nel luogo indicato. Rotundo ha poi fatto riferimento ad una conversazione, risalente al 26 luglio del 2011, tra Umberto Egidio Muraca, il padre Antonio e Angelo Francesco Paradiso, intercettata in Questura, durante la quale si evince come Muraca sia passato “dall’altra parte”, particolare non rilevante per l’omicidio in sé ma fondamentale per capire gli sviluppi e i movimenti della criminalità lametina e, nello specifico dei Giampà, in quel momento.

Sono saltate invece, oggi, le testimonianze dei due collaboratori di giustizia: l’ex boss Giuseppe Giampà e L.P., chiamati a testimoniare, in videoconferenza, nella prossima udienza del 18 giugno.

C.S.

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