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Lamezia Terme – Interrogatori in carcere stamane, per due dei cinque arrestati per il duplice omicidio di Pasquale Izzo e Giovanni Molinaro, consumatosi in un bar su via del Progresso il 6 dicembre del 2000 e sul quale è stata fatta luce dopo 16 anni. Nel carcere di Cosenza, dove sono detenuti, davanti al giudice si sono presentati Pasquale Gullo, difeso dall’avvocato Antonio Larussa, e Antonio Villella, difeso dall’avvocato Gianluca Careri. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ma Gullo ha deciso di fare alcune dichiarazioni spontanee, dichiarandosi estraneo ai fatti. Domani sarà la volta di Vincenzo Torcasio, detenuto nel carcere di Udine, che dovrà rispondere alle domande del giudice.

Gli arresti sono scattati lunedì mattina: la polizia di Stato, a seguito di indagini coordinate dalla Procura Distrettuale del capoluogo ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di alcuni esponenti delle cosche Giampà, Torcasio e Cerra. Le tre famiglie, ora divise ma un tempo alleate, volevano vendicare la morte di Giovanni Torcasio (classe ‘64), e organizzarono così, in diverse riunioni, il da farsi: il primo che sarebbe dovuto cadere era Izzo, mentre la morte di Giovanni molinaro accadde per “errore”, o meglio, perhcè si trovava nel posto sbagliata. Era in compagnia di Izzo ed, evidentemente, reagì quando Aldo Notarianni, presunto esecutore materiale del delitto, sparò quattro colpi di pistola contro Pasquale Izzo mentre per Molinaro, un solo colpo gli fu fatale.

I due stavano consumando una bevanda al bancone poco prima delle 20, quando entrò una persona, con il passamontagna, e cominciò a sparare, colpendoli e lasciandoli a terra. Quella persona, come raccontano i collaboratori era Aldo Notarianni, accompagnato sul posto da Maurizio Giampà, che guidava la macchina, recuperata da Antonio Villella. Quella stessa sera, dopo la sparatoria, in contrada Lagani, fu ritrovata un’auto, una Fiat uno grigia, completamente bruciata al cui interno la polizia scientifica ritrovò un revolver calibro 38 e un fucile calibro 12 con matricola abrasa nonché cinque fondelli di proiettile il tutto danneggiato dal fuoco. Più tardi si scoprì che quella stessa auto era stata rubata il giorno precedente a Falerna. Gli arresti, dopo sedici anni, sono stati possibili grazie alle dichiarazioni dei collaboratori e ai risultati delle indagini compiute sia all’epoca che recentemente. 

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