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Lamezia Terme - Sono stati individuati, quelli che sarebbero i mandanti dell’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, ucciso nella sua abitazione in via Marconi a Lamezia Terme il 9 agosto 2016. Si tratterebbe di Luciano Scalise considerato dagli investigatori della Dda ai vertici dell'omonima cosca di Decollatura. A poche settimane dai fermi dell’operazione “Reventinum” il Gip distrettuale di Catanzaro Paolo Mariotti ha accolto la richiesta formulata dal procuratore Nicola Gratteri e dal pubblico ministero Elio Romano. Secondo l'accusa Pino e Luciano Scalise in concorso morale tra loro “deliberavano l’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, incaricando per la materiale esecuzione il loro sodale, killer della cosca che cagionava la morte. Delitto commissionato perché l’avvocato era considerato responsabile di avere agevolato il capo cosca rivale Domenico Mezzatesta, sia nel processo che vedeva quest’ultimo insieme al figlio Giovanni, responsabile del duplice omicidio di Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo, sia nel periodo della sua latitanza, proprio durante la quale veniva eliminato Daniele Scalise” questo quanto emerge dalle carte dell'ordinanza. Marco Gallo viene invece definito come "partecipe alla cosca Scalise con il ruolo precipuo di killer del clan che poneva le proprie capacità a disposizione dell’attività mafiosa della cosca di ‘ndrangheta di appartenenza eseguendo per la medesima l’omicidio del noto penalista Francesco Pagliuso, nonché l’omicidio di Gregorio Mezzatesta, fratello del capo clan della cosca rivale Mezzatesta".

Secondo il Gip, inoltre,  “tutti questi elementi portano a ritenere che, effettivamente, anche Scalise Pino, in quanto apparente al gruppo criminale degli Scalise (di cui la capo 2) aveva fatto propria la minaccia di morte all'avv. Francesco Pagliuso. Dall'altro lato, però, gli indizi appena indicati non si appalesano gravi. Allo stato attuale delle investigazioni, infatti, non è possibile individuare il contesto in cui maturava la decisione di affidare l’incarico a Gallo Marco e, conseguentemente, il ruolo avuto da Scalise Pino in tale processo decisionale. In aggiunta non si conoscono con precisione i meccanismi decisionali, interni alla cosca Scalise, in quel momento; dunque, sebbene la cosca Scalise disponga di un numero di associati non particolarmente nutrito, la riconducibilità a Scalise Pino dell’azione omicida non può basarsi solo su precedenti minacce e sulla sicura riconducibilità del delitto all’interesse della cosca in cui lo stesso milita. Per tale ragione occorre escludere la gravità indiziaria per la posizione di Scalise Pino”.

Nell’ordinanza, sono stati inseriti tre nuovi indagati. Si tratta di Domenico e Giovanni Mezzatesta, quali capi della cosca contrapposta a quella degli Scalise e Marco Gallo, come presunto esecutore materiale del delitto del penalista. Scarcerati invece Cleo Bonacci, Eugenio Tomaino, Giovanni Mezzatesta, Livio Mezzatesta, Giuliano Roperti e Ionela Tutuianu, per i quali il gip ha ritenuto non sussistenti gli elementi per le esigenze cautelari.

B.M.

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