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Catanzaro – Trent’anni di carcere sono stati chiesti dal Pg in Corte d’assise d’Appello a Catanzaro per Domenico Antonio Cannizzaro, accusato di essere il mandante dell’omicidio di Gennaro Ventura. Sono passati 23 anni dall’omicidio del fotografo ed ex carabiniere ucciso il 16 dicembre del 1996 nelle campagne di Lamezia il cui corpo fu ritrovato nell’aprile 2008. Ieri si è tenuta una nuova udienza in Corte di Appello per Domenico Antonio Cannizzaro, difeso dagli avvocati Lucio Canzoniere e Salvatore Staiano, che ha confermato la sentenza di primo grado, anche come da volontà della parte civile, ossia la richiesta di trent’anni di reclusione per Cannizzaro. L’udienza è stata rinviata nelle prima settimana di febbraio, poi in seguito è attesa la sentenza.

Nel dicembre scorso, in un altro filone del processo a carico del collaboratore di giustizia Gennaro Pulice, dopo la condanna a 10 anni di reclusione, in primo grado, in appello gli è stata ridotta la pena a 7 anni e 8 mesi. Una condanna sulla quale la famiglia di Ventura aveva espresso profonda amarezza. 

Ventura, secondo quanto dichiarato da Gennaro Pulice, ora collaboratore di giustizia, sarebbe stato ucciso per vendetta in quanto, quando era ancora in servizio nell'Arma, aveva contribuito all'individuazione e alla conseguente condanna di una persona contigua alla cosca Cannizzaro di Lamezia responsabile di una rapina a Tivoli. Anni dopo Ventura, tornato a Lamezia a svolgere la professione di fotografo, fu attirato in una trappola e ucciso da Gennaro Pulice, che occultò il cadavere in una vasca sotterranea all'interno di un casolare abbandonato. Dodici anni dopo la morte, il suo corpo fu ritrovato. Furono proprio le dichiarazioni di Pulice a dare un’accelerazione alle indagini e scoprire quando e perché fu ucciso Gennaro Ventura. La sua scomparsa per quasi vent’anni è rimasta avvolta nel mistero. Solo nel 2016 fu fatta luce sull’omicidio del giovane fotografo lametino. 

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