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Lamezia Terme - Nel febbraio del 2024 i Carabinieri del Gruppo di Lamezia supportati in fase esecutiva da quelli dei Comandi territorialmente competenti, dai Carabinieri Cacciatori “Calabria” e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia, davano esecuzione all’ordinanze di misura cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 14 soggetti, sula base della ritenuta sussistenza della gravità indiziaria in ordine ai delitti di “associazione finalizzata al traffico di stupefacenti” e “detenzione e cessione di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e cocaina”. In particolare, dei 14 indagati, 4 sono stati raggiunti dalla misura di custodia cautelare in carcere, 10 destinatari della misura degli arresti domiciliari. In particolare Giuseppe Bova è stato arrestato e sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere quale capo promotore di una organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti con il compito di impartire disposizioni e ricevere compensi. Ruolo sempre contestato dalla difesa del Bova.

Il Tribunale di Lamezia Terme, Sezione Penale Collegiale, relativamente a Bova, in accoglimento delle argomentazioni difensive dell’Avv. Francesco Gambardella e dell’Avv. Antonio Larussa, del Foro di Lamezia Terme, difensore del Bova, ha disposto la scarcerazione del Bova e la sua sostituzione con quella degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico di controllo. Il Collegio lametino ha ritenuto infatti che la misura domestica - rispetto a quella inframuraria che deve rappresentare l'extrema ratio in ogni momento dell'esecuzione della misura cautelare, anche e soprattutto successivamente alla sua applicazione, e che in special modo non deve mai sostituirsi alla pena svolgendo indebitamente una funzione sanzionatoria della condotta delittuosa in contestazione - assicura in ogni caso un apprezzabile controllo sugli spostamenti del detenuto ed esercita, dunque, un rilevante effetto dissuasivo, sufficiente allo stato a neutralizzare il rischio di recidiva, potendosi peraltro confidare nella consapevolezza del ristretto che eventuali violazioni - senza le quali l'imputato non potrebbe materialmente reiterare reati della stessa specie di quelli per cui si procede, se non trasgredendo alle prescrizioni domiciliari - comporterebbero inevitabilmente la riadozione della massima misura.

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