
Lamezia Terme - Diversi collaboratori di giustizia, collegati in videoconferenza da siti riservati, sono stati ascoltati questa mattina nell’ambito del processo Crisalide nell’aula Garofalo del tribunale lametino davanti al presidente Nania. Pubblico Ministero e difesa hanno concordato per l’acquisizione dei verbali dei collaboratori. Solo la difesa di Fiumara si è riservata di porre delle domande a chiarimento. Il primo ad essere ascoltato è stato il collaboratore L.P., a seguire gli avvocati Brancia e Veneziano hanno posto qualche domanda anche a Giuseppe e Pasquale Castroppa. Nessuna domanda, invece, per Gennaro Pulice.
In particolare, l’avvocato Brancia ha chiesto a P. cosa lo avesse spinto a cambiare vita: “per via di quella precedente che ho fatto a Lamezia” ha risposto il collaboratore che ha sottolineato di essere “affiliato alla famiglia Giampà con cerimonia di battesimo che avvenne nell’aula bunker di Catanzaro durante la prima udienza del processo Medusa”. Dopo qualche mese, arriva la sua decisione di collaborare con la giustizia. Prima dell’affiliazione, precisa “ero contrasto onorato”, una sorta di periodo di prova prima di essere affiliato e si occupava di atti intimidatori, spaccio. “Poi sono entrato nel gruppo di fuoco”. Per quanto riguarda l’imputato in questo processo, Danilo Fiumara, il collaboratore ha detto di non sapere che cosa facesse, “non sono a conoscenza delle sue mansioni”. P., su domanda del collegio, ha escluso che Fiumara facesse parte del “gruppo di Muraca Umberto Egidio”, ma che fosse un frequentatore di alcuni giovani di quel gruppo, in quanto giocatore di biliardo. Ha riferito anche di non sapere di cosa si occupasse Fiumara e di non essere a conoscenza di reati da lui commessi. Ha precisato poi di sapere che Fiumara vivesse nel quartiere Capizzaglie e di conoscerlo già da piccolo. Ha anche escluso che fosse appartenente alla "Cosca Fiumara di Pizzo", e che uno zio dell’imputato (senza saper indicarne il nome) tempo fa aveva lasciato Lamezia per andare a vivere a Pizzo.
L’attenzione del legale si è concentrata sul tentato omicidio di Umberto Egidio Muraca. Giuseppe Catroppa sull’argomento afferma che il tentato omicidio maturò per via di una “tentata estorsione”. È il collaboratore Pasquale Catroppa a fornire più dettagli sulla vicenda che inquadra sia avvenuta per uno “sconfinamento nel territorio delle estorsioni”. Successivamente a questo episodio, emerge nel controesame del collaboratore, Muraca “si schierò con la cosca Giampà: avvenne il suo passaggio nella famiglia”. Questo “per paura di essere ucciso, ha parlato con Giuseppe Giampà ed è avvenuto il passaggio. È stato obbligato”. Muraca si sarebbe occupato, secondo quando riferisce il collaboratore di spaccio ed estorsioni.
Il processo è stato poi rinviato al 12 aprile quando saranno ascoltati altri collaboratori. Gli imputati in questo processo: Vincenzo Strangis, Alex Morelli, Antonio Torcasio, Ivan di Cello, Alfonso Calfa, Francesca Antonia De Biase, Giuseppe Costanzo, Flavio Bevilacqua, Piero De Sarro, Giuseppe Paladino, Danilo Fiumara. Le parti civili sono: i fratelli Francesco e Pasquale Butera, Antonio Crapella; la Comunità Progetto Sud e Luigi Angotti, l’associazione Antiracket Ala; la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell’Interno con l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catanzaro e il Comune di Lamezia.
R.V.
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