
Lamezia Terme – Uno scossone annunciato quello che ieri ha investito la Sacal, la società a partecipazione pubblica, che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme e che ha ottenuto la concessione trentennale per la gestione degli altri due scali calabresi. “Un vero e proprio sistema di malaffare”: lo scrivono nero su bianco i sostituti procuratori della Repubblica di Lamezia, Marta Agostini e Giulia Scavello, nei faldoni dell’ordinanza che ha portato all’arresto del presidente Massimo Colosimo, del direttore generale Pierluigi Mancuso e della dirigente dell’ufficio legale e affari generale, Ester Michienzi. Tutti e tre sono finiti ai domiciliari ma l’indagine per la gestione allegra della Sacal ha portato anche a numerose perquisizioni e alla richiesta di sospensione dagli incarichi per altre 12 persone, anche per alcuni componenti del Cda, sulle quali si dovrà esprimere il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lamezia.
Una indagine che apre “[...] uno spaccato a dir poco inquietante ed in ogni caso allarmante sulle modalità di gestione della SACAL s.p.a.” come spiegano gli inquirenti che non si fermano qui ma parlano di un “[...] malaffare annidato al suo interno che coinvolge quasi l'intera dirigenza della società, unitamente a personaggi politici, dirigenti pubblici ed imprenditori vari che, direttamente o indirettamente, ne controllano l'operato”.
Stando alle carte, che raccolgono mesi e mesi di indagini della Guardia di Finanza e della Polaria di Lamezia, il “[...] management della SACAL, infatti, appare completamente asservito al "potentato" di turno che, mediante pressioni più o meno dirette, esercitate talvolta attraverso vere e proprie condotte di concussione e talvolta con proposte corruttive, utilizza l'ente partecipato ed i suoi dirigenti per soddisfare interessi privatistici, spesso contrari e contrapposti a quelli della società”. A farne le spese, come scrivono gli inquirenti, sono “[...] le centinaia di disoccupati che, pur in astratto meritevoli ed in ogni caso bisognosi di impiego, vengono "scavalcati" ed ingiustamente privati della possibilità di partecipare in modo trasparente e lineare a selezioni pubbliche a fonte della necessità, evidentemente più urgente e di interesse prioritario, di far spazio ad amici ed a parenti "raccomandati", indicati da quel politico o da quell'amministratore o pubblico funzionario, talvolta del tutto inadeguati”.
Il punto è proprio questo, infatti: a finire nel mirino delle forze dell’ordine, il famoso progetto “Garanzia Giovani” che in Sacal sarebbe diventato una questione privata a cui solo pochi eletti avrebbero potuto accedere. Personaggi che si spendevano per pochi nomi di amici e parenti in un meccanismo che, stando alle indagini, sarebbe stata prassi consolidata. Il punto è proprio che, per poter fare un periodo di stage in Sacal con il progetto garanzia Giovani, sarebbe dovuto essere necessaria una selezione attraverso una banca dati che avrebbe dovuto occuparsi del matching azienda-tirocinante. Un passaggio che per la Sacal non è mai avvenuto. “[…] Le indebite interferenze degli indagati nelle procedure di reclutamento del personale della SACAL s.p.a., - scrivono gli inquirenti - fraudolentemente falsate, in totale spregio alle regole di concretezza, pubblicità e trasparenza previste dalla Costituzione e della normativa di settore, oltre alle reiterate condotte di appropriazione del denaro pubblico per soddisfare semplici e spesso biechi interessi personali, non fanno che ripercuotersi negativamente sullo stesso ente”.
Le spese del management per cene e viaggi di lusso “privati”
Spese pazze: anche questo è uno dei capitoli dell’inchiesta Sacal. I conti, infatti, non tornano. In tutta la documentazione raccolta dai finanzieri e grazie alle intercettazioni ambientali e telefoniche, si è scoperto il meccanismo messo in atto dal management: viaggi di piacere, alberghi di lusso come il “Bulgari” di Milano, usati in trasferte ritenute non giustificabili, limousine per fare un viaggio di un’ora dal capoluogo lombardo a Torino, oppure le “colazioni di lavoro” dal valore complessivo di migliaia di euro fatte senza alcuna giustificazione. Il tutto a spese dell’azienda: “[…] La gestione di SACAL s.p.a. e del suo patrimonio da parte dei suoi massimi dirigenti – scrivono i procuratori - avvenga in maniera dissoluta ed orientata a garantire benefici e vantaggi personali con conseguente ed equivalente danno dell'azienda. Non può sottacersi, peraltro, l'arroganza, l'ostentazione ed il senso di impunità con cui gli indagati operano all'interno della società, utilizzando le risorse dell'ente come fossero "cosa propria"; atteggiamenti evincibili dal tenore delle conversazioni captate tra gli indagati e dalle condotte da costoro tenute, anche a seguito della notifica degli avvisi di garanzia emessi nell'ambito della presenta indagine, che attestano senz'altro la loro capacità di intimidazione anche nei confronti dei dipendenti e dei sottoposti”.
E gli inquirenti aggiungono poi che “Nella valutazione generale della vicenda, occorre sempre tener conto che il Colosimo Massimo, nella sua qualità di presidente della SACAL s.p.a. era perfettamente consapevole che le spese da egli sostenute, andavano a gravare su una società che nell'anno 2014 ha avuto utili irrisori per €66.000,00 circa e che nell’anno in corso (riferito al 2015) avrebbe chiuso sicuramente in perdita”.
L’intoccabilità degli indagati e il sistema illecito ben collaudato
I procuratori, nell’ordinanza così scrivono: “[…] Gli eventi delittuosi descritti ed il contesto in sui sono stati posti in essere permettono di escludere con ragionevole certezza che si tratti di casi isolati e/o sporadici; le indagini sinora svolte hanno consentito di stabilire che trattasi di un vero e proprio ''Sistema illecito" ben collaudato e consolidato nel tempo, tanto è vero che gli indagati operano illegalmente con assoluta disinvoltura e dimestichezza, senza alcuna remora e senza l'adozione di cautele, sintomo quest'ultimo, di una consapevolezza di impunità e di "intoccabilità", derivante probabilmente, proprio dal fatto di essere soggetti vicini alla classe politica (risultando le loro nomine di natura prevalentemente politica)”.
C.S.
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