
Lamezia Terme, 29 giugno - Emergono nuovi particolari dall’operazione Medusa compiuta dalla Dda di Catanzaro, squadra mobile di Catanzaro, Carabinieri e Guardia di finanza di Lamezia. Tra le pagine dell’ordinanza d’arresto, infatti, emergono nuovi tasselli. In particolare, uno dei cinque pentiti, Angelo Torcasio, su specifica domanda degli organi inquirenti, rivela l’esistenza e la composizione di “un gruppo di fuoco”. Per il pentito “i killer della cosca Giampà sono Maurizio Molinaro, Alessandro Torcasio, inteso il Cavallo, Aldo Notarianni, Domenico Giampà e Cappello Saverio, questi ultimi senza la parola di Giuseppe Giampà non si possono muovere”. In tale deposizione, Torcasio spiega che “chi commetteva omicidi nella cosca Giampà prende sei/settemila euro per ogni fatto di sangue commesso per conto dell'organizzazione”. In altro interrogatorio, poi, Torcasio ha voluto specificare agli organi inquirenti come la somma sopra menzionata “era l'importo complessivo che veniva in media destinato al gruppo di fuoco composto in genere da tre o quattro persone o anche di più a seconda del tipo di omicidio da commettere; colui che sparava – ha specificato Torcasio - in ogni caso era destinatario della somma maggiore pari a circa 1.500/1600 euro e gli altri che facevano la staffetta o lo scambio percepivano dagli 800 ai 1000 euro”. Successivamente, lo stesso Torcasio spiega di come riusciva a gestire le estorsioni sapendo “quando era il periodo in cui non dovevano essere avvicinati gli imprenditori, per scongiurare pericoli di controlli da parte delle forze dell'ordine”. Anche gli altri pentiti fanno i nomi del gruppo di fuoco. Saverio Cappello aggiunge, in un interrogatorio a gennaio di quest’anno, come il commando fosse composto, oltre che da lui e dal padre, “da Aldo Notarianni, Gianluca e Aurelio, Maurizio Molinaro, Angelo Torcasio, Domenico Giampà, Battista Cosentino, Vincenzo Giampà Alessandro Torcasio detto il cavallo, Domenico Chirico detto u batteru”. Dalle 700 pagine dell’ordinanza, il’esistenza del gruppo di fuoco trovi conferma anche nelle parole di un altro dei cinque pentiti, Battista Cosentino: “i Giampà – dice agli inquirenti - hanno un gruppo di fuoco che è interno all'organizzazione, nel senso che sono sempre gli stessi di cui l'organizzazione si avvale. Si tratta di Saverio Cappello, Giuseppe Cappello, Domenico Chirirco, due ragazzi della montagna, cioè la zona a nord di Nicastro, poi un altro Cappello detto Cutulicchio”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA