
Lamezia Terme - Gli imprenditori Martino hanno deciso di non essere giudicati in dibattimento. Per cui, per definire la loro posizione giudiziaria hanno chiesto ed ottenuto il patteggiamento della pena, dopo aver risarcito le 48 vittime. Il gup Francesco Aragona ha accolto la richiesta degli imputati Angelo Martino, Salvatore Martino e Valeria Martino, infliggendo loro una pena di due anni di reclusione e tremila euro di multa, in ragione del fatto che erano tutti incensurati, riconoscendo loro le attuanti generiche e tenuto conto che, nel frattempo, avevano risarcito le loro vittime, tutti dipendenti delle loro aziende, erogando in loro favore, complessivamente, alcune centinaia di migliaia di euro.
I reati per i quali sono stati riconosciuti colpevoli sono associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni ed alla frode fiscale. Il Giudice, tuttavia, ha restituito ai Martino i beni che erano stati sequestrati nel corso delle indagini, in quanto gli imprenditori hanno dimostrato di aver risarcito le loro vittime. L’operazione “Primo Maggio”, era stata avviata nel 2011 a seguito della denuncia di un dipendente che si era rivolto alla guardia di finanza lametina in quanto stanco di subire vessazioni, sia sotto il profilo economico che morale, da parte del proprio datore di lavoro. Le indagini, avrebbero confermato la veridicità di quanto dichiarato dal lavoratore permettendo di far luce su un più vasto fenomeno di sfruttamento dei dipendenti che sarebbe avvenuto in modo sistematico da parte di quattro imprese lametine amministrate dal ristretto nucleo familiare indagato ed attive nella gestione di aree di servizio e distribuzione di carburanti.
In particolare, i finanzieri avevano scoperto che le società degli indagati, almeno dal 2001, costringeva sistematicamente numerosi dipendenti, con l’implicita prospettiva di licenziamento, ad accettare gravose condizioni lavorative (rinuncia a ferie, riposi e indennità aggiuntive; prestazioni di lavoro eccedenti le ore previste non retribuite, ecc..) ma soprattutto a restituire in contanti ai datori di lavoro circa la metà dello stipendio indicato in busta paga. Le indagini del caso erano state compiute tra il 2011 ed il 2013 dal Nucleo Mobile del Gruppo Guardia di Finanza di Lamezia Terme sotto la direzione del sostituto procuratore Maria Alessandra Ruberto prima e del sostituto procuratore Santo Melidona successivamente.

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