
Roma - La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, all’esito dell’udienza, ha definitivamente assolto Rosario Notarianni (difeso dall’avvocato Aldo Ferraro) rispetto al reato di usura che gli veniva contestato nell’ambito dell’operazione “Sisifo”, e per il quale aveva riportato condanna all’esito del giudizio abbreviato in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione.
Questa decisione giunge dopo un complesso iter processuale, che ha registrato ben tre interventi della Corte di Cassazione, l’ultimo dei quali ieri, e due giudizi di rinvio. La condanna di primo grado resa all’esito di giudizio abbreviato nel 2008, fu infatti dapprima annullata dalla Corte di Appello di Catanzaro nel 2009 con assoluzione di tutti gli imputati per la ritenuta inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dalle persone offese; vi fu un primo annullamento con rinvio della Corte di Cassazione nel 2011, che aveva invece ritenuto utilizzabili le ridette dichiarazioni, con rinvio degli atti ad altra sezione della Corte di Appello; all’esito del giudizio di rinvio, la Corte Territoriale nel 2016 confermò la condanna che era stata pronunciata nei confronti di Notarianni, disponendo la confisca dei suoi beni; tale sentenza fu impugnata e fu annullata con rinvio dalla Corte di Cassazione nel 2018 su ricorso dell’avvocato Ferraro, che denunciò la mancanza del rigoroso accertamento del tasso di interesse che Rosario Notarianni avrebbe preteso, e che era stato ritenuto usurario, rispetto a quello trimestralmente stabilito dal Ministero dell’Economia; è poi nuovamente intervenuta la Corte di Appello di Catanzaro con sentenza dello scorso 10/02/2021 che, dopo avere disposto una perizia finalizzata ad accertare la fondatezza dei rilievi e delle deduzioni difensive, ha assolto Rosario Notarianni “perché il fatto non sussiste” prendendo atto che mai è stato superato il tasso di interessi stabilito per ogni trimestre dal Ministero dell’Economia. Tale sentenza è stata impugnata dalla Procura Generale di Catanzaro, ma la Corte di Cassazione, all’esito dell’udienza di ieri, sentito il difensore ed il Procuratore Generale, ha posto la parola fine alla vicenda giudiziaria di Rosario Notarianni, che per questa vicenda è stato detenuto per oltre due anni presso la Casa Circondariale di Melfi, ma che oggi, a 15 anni di distanza dalla sentenza di primo grado, è stato assolto “perché il fatto non sussiste”.
Sempre all’esito dell’udienza di ieri la Corte ha accolto le argomentazioni dei difensori Giuseppe Spinelli ed Antonio Larussa nell’interesse di Antonio Salatino, rigettando il ricorso del Procuratore Generale avverso la revoca della confisca del fabbricato di contrada Barbuto di Lamezia Terme, irrevocabilmente restituito ad Antonio Salatino, nonché, accogliendo il ricorso proposto dall’avvocato Giuseppe Spinelli, ha annullato la confisca disposta dalla Corte di Appello di Catanzaro nei confronti di Giovanna Pascucci, moglie di Salatino, di un fabbricato, di un motociclo e due autovetture. Inoltre, la Suprema Corte di Cassazione, II Sezione Penale (reg. Gen. 304/2023), all’udienza pubblica del 6 giugno 2023, dopo la discussione del difensore di fiducia avvocato Vincenzo Visciglia, che aveva concluso per l’inammissibilità del ricorso proposto dal Procuratore Generale, avverso la sentenza di revoca della confisca della villa di proprietà di Vincenzo Giampà, da parte della Corte di Appello di Catanzaro- III Sez. Penale, ha rigettato l’impugnazione proposta, confermando di fatto la disposta revoca della confisca a carico dell’immobile del proprio assistito, nell’ambito del procedimento penale denominato “Sisifo 2” a seguito di precedente annullamento della Cassazione.
Soddisfazione viene espressa dal difensore “per questo doppio successo, ottenuto dapprima dinanzi alla Corte di Appello di Catanzaro con la revoca della comminata confisca del bene e successivamente dinanzi dalla Suprema Corte di Cassazione, per il giudizio di rigetto, resistendo al ricorso proposto dal Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro”.
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