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Lamezia Terme - Avrebbe costretto i suoi dipendenti a lavorare anche 10 ore al giorno nonostante il loro contratto fosse part-time, con l'implicita prospettiva del licenziamento se non avessero accettato. Per questo motivo il gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme guidata dal tenente colonnello Fabio Bianco, ha eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e patrimoniali, emessa dal g.i.p. del tribunale alla sede, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti dell'imprenditore Mario Fazio, gestore di un ristorante bar-tavola calda a Lamezia, indagato dalle “fiamme gialle” per il reato di estorsione continuata ai danni di undici propri lavoratori dipendenti.

All’indagato, in forza del provvedimento magistratuale, è stato temporaneamente imposto il divieto di esercitare ogni attività di impresa ed uffici direttivi di persone giuridiche. Le indagini che hanno fatto scattare l'operazione denominata “Spartaco”, sono state condotte dal Nucleo Mobile del Gruppo della Guardia di Finanza, coordinate dal sostituto Procuratore Luigi Maffia e scaturite da attività info-investigative svolte dai finanzieri, a seguito di una denuncia sporta da uno dei dipendenti che era stato licenziato, poichè si era lamentato col suo datore di lavoro delle condizioni di sfruttamento cui era stato sottoposto. Le conseguenti indagini hanno permesso di far luce su un più vasto fenomeno di sfruttamento illecito dei dipendenti, attuato, in maniera sistematica dalla persona destinataria della misura cautelare.

Non è la prima volta che il Nucleo Mobile della Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica di Lamezia Terme, muovono le loro indagini per contrastare il “pizzo” imposto dai datori di lavoro sui propri dipendenti, fenomeno che, secondo gli inquirenti, in questo territorio è largamente diffuso e non è meno grave delle estorsioni praticate dalla ‘ndrangheta. 

Lavoravano 10 ore al giorno con un contratto part-time

In particolare, i finanzieri hanno scoperto che almeno dall’agosto del 2015 all’ottobre del 2016, l’imprenditore costringeva sistematicamente i dipendenti, con l’implicita prospettiva di licenziamento, ad accettare gravose condizioni di lavoro, consistenti nel prestare la propria attività per otto-dieci ore al giorno, a fronte di un contratto part-time in base al quale venivano retribuiti per sole quattro o cinque ore giornaliere.

In un caso, l’imprenditore ha anche minacciato in maniera grave uno dei dipendenti, che aveva “osato” più fortemente reclamare i propri diritti, ventilando ritorsioni consistenti in violenze fisiche e materiali. Le indagini, nonostante la ritrosia di quasi tutte le vittime nel riferire le reali condizioni lavorative per il timore di essere licenziate, hanno consentito di verificare la reale estensione del fenomeno illecito, risultato tale da rappresentare una sostanziale fonte di arricchimento per l’imprenditore, quantificato in circa 56.600 euro. Il denaro indebitamente lucrato è stato sottoposto a sequestro preventivo nel corso delle operazioni delle fiamme gialle, in quanto profitto del reato di estorsione.

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