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Lamezia Terme – Sono finiti a processo Battista Cristaudo, Giuseppe Cristaudo, la moglie ed ex consigliera comunale Carolina Caruso e il figlio Pasquale Cristaudo. Stamattina si è tenuta l’udienza preliminare al Tribunale di Lamezia Terme, dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero Marta Agostini: tutto scaturisce dalle indagini dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Catanzaro, coordinate dalla Procura di Lamezia, nell’ambito dell’operazione chiamata “Tyche 2”, con la quale, nel giugno dello scorso anno, era stato disposto anche un sequestro preventivo di somme di denaro e beni nelle disponibilità degli indagati per un ammontare complessivo di circa tre milioni di euro.

Battista Cristaudo, Giuseppe Cristaudo e Carolina Caruso erano indagati a vario titolo per bancarotta fraudolenta, omessa dichiarazione dei redditi e peculato, mentre per Pasquale Cristaudo era stato chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di intestazione fittizia, insieme alla Caruso e al padre Giuseppe Cristaudo.

Nel corso dell’udienza preliminare davanti al giudice Luana Loscanna, il commercialista Battista Cristaudo, che deve rispondere di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, ha formalizzato, tramite il suo legale, l’avvocato Giuseppe Spinelli, la richiesta di procedere con il rito abbreviato. Per lui il processo è stato rinviato ad ottobre per la discussione del pubblico ministero.

Discorso a parte per Giuseppe Cristaudo, Carolina Caruso e Pasquale Cristaudo: hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario e sono stati rinviati a giudizio: il processo per loro comincerà a dicembre prossimo.

Nel collegio difensivo, gli avvocati Michele Cerminara, Giuseppe Spinelli, Salvatore Gigliotti e Vincenzo Ioppoli.

Le indagini

Gli approfondimenti investigativi da parte della Guardia di Finanza sono legate al fallimento della Automatic Games S.r.l nel quale sarebbero emerse una serie di anomalie e artifizi contabili tesi a rendere difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e il movimento degli affari della società. Secondo i finanzieri, che hanno condotto le indagini, ci sarebbe stato uno “svuotamento” progressivo dei beni societari, in danno di creditori e Pubblica Amministrazione, a favore della Casimò Entertainment S.r.l. di Titina Caruso e di un’altra società riconducibile al marito. Beni, costituiti da un impianto di bowling a 12 piste e numerosi apparecchi da intrattenimento (oltre 200 apparecchi da gioco tra slot-machine, flipper, carambole e altri), che sarebbero stati ceduti alla Casimò Entertainment S.r.l. a titolo gratuito o a cifre irrisorie rispetto al prezzo di acquisto, e che avrebbero reso la Automatic Games S.r.l. una “scatola vuota” fino alla dichiarazione di fallimento. 

Da altri accertamenti da parte delle fiamme gialle del Nucleo di Polizia Tributaria - Gruppo Tutela Economia di Catanzaro sono emersi oltre 4 milioni e mezzo di euro “scassettati”, che sarebbero stati prelevati dagli apparecchi da gioco e mai transitati nelle casse della società fallita, tra i quali era computata anche la quota da versare all’erario quale concessionario per la tenuta di apparecchi da gioco con vincita in denaro (circa 48 mila euro).

Le condotte distrattive e la dissipazione del patrimonio societario sarebbero state realizzate con il concorso di Battista Cristaudo, commercialista della società, che avrebbe fornito l’apporto personale, gestendo la contabilità della Automatic Games S.r.l. nella quale, tra l’altro, avrebbe registrato costi fittizi per oltre 2 milioni di euro allo scopo di abbattere i ricavi e distrarre liquidità. 

Dissequestrate quote societarie a Pasquale Cristaudo

Intanto, il Tribunale di Catanzaro, seconda sezione penale, ha dissequestrato il 24 maggio scorso, le quote societarie in capo a Pasquale Cristaudo: accogliendo l’appello presentato dal suo difensore, l’avvocato Michele Cerminara, è stato disposto l’annullamento del decreto emesso da Gip del Tribunale di Lamezia nel dicembre dello scorso anno, limitatamente alle società riferibili a Pasquale Cristaudo nella misura del 50% delle quote societarie, disponendone la restituzione delle quote societarie a lui intestate della New Slowmatic srl (per il 50%) e della Word Play (per il 50%).

Il Collegio di giudici (presidente Valea e a latere Rabagliati e Sorrentino) scrive di ritenere che “nel caso di specie, non solo le predette società non siano collegate, neppure indirettamente, alla commissione dei reati in contestazione, trattandosi di assetti societari del tutto differenti da quelli sottoposti ad indagine (Slot Village srl e Casimò Entertainement srl) ma anche che non sussistano né un peculiare rapporto tra l’indagato e il terzo, diverso da quello di parentela, né indizi della fittizietà dell’intestazione, che possano giustificare la permanenza del vincolo a carico di Cristaudo Pasquale”. 

C.S.

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