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Catanzaro - Condanne pesanti sono state emesse dal giudice nel processo che vede imputati diversi collaboratori di giustizia considerati capi, gregari, sodali, affiliati alla cosca Giampà. Le accuse contestate spaziano dall’associazione a delinquere di stampo ‘ndranghetistico, omicidi tentati e consumati, furti, rapine, detenzione illegale di armi, estorsioni e ricettazione. È arrivata così la sentenza per questo processo partito nel tribunale di Catanzaro a giugno dello scorso anno. Pene più pesanti, quindi, rispetto a quelle chieste dal pubblico ministero nelle scorse udienze a carico di diversi collaboratori di giustizia lametini per i quali il gup Claudio Paris, ha emesso condanne dai 20 ai 2 anni di reclusione. La pena più pesante, a Giuseppe Giampà, ritenuto a capo dell'omonima cosca dopo la carcerazione del padre, Francesco Giampà "il professore". In questo processo sono costituite parte civile, il Comune di Lamezia Terme, l’Ala, la Regione Calabria e alcune delle persone offese.

Le condanne:

Giuseppe Giampà, 20 anni di reclusione

Angelo Torcasio, 18 anni di reclusione

Saverio Cappello, 17 anni e 6 mesi di reclusione

Rosario Cappello, 16 anni  di reclusione

Giuseppe Cappello, 6 anni di reclusione

Francesco Vasile, 16 anni e 6 mesi di reclusione

Battista Cosentino, 15 anni di reclusione

L.P., 15 anni di reclusione

Francesca Teresa Meliadò, 6 anni e 8 mesi di reclusione

Vincenzo Ventura, 3 anni di reclusione

Giuseppe Catroppa, 9 anni e 3 mesi di reclusione

Pasquale Catroppa, 10 anni di reclusione

e Francesco Mario Meliadò, 2 anni e 6 mesi di reclusione

R.V.

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