
Lamezia Terme - I rapporti tra le cosche Giampà e Iannazzo, gli interessi legati al centro commerciale di Maida e la conseguente scia di atti intimidatori contro la famiglia Perri: questi alcuni dei punti trattati nel corso dell’udienza del processo Andromeda durante l’esame del teste, il vice capo della Squadra Mobile di Catanzaro, Angelo Paduano. Continua, infatti, l’escussione dei testimoni chiamati dalla pubblica accusa nell’aula Garofalo del Tribunale di Lamezia nell’udienza del processo “Andromeda” che si tiene davanti al collegio presieduto dalla dottoressa Carè. Gli imputati in questo procedimento che hanno scelto il rito ordinario sono: Franco Perri, Domenico Cannizzaro, Vincenzo Bonaddio, Rocco Tavella, Mariantonia Santoro, Vasyl Koval, Raffaele Caparello e Nadia Jannate.
Paduano, nel rispondere alle domande del pm Elio Romano, ha ricostruito le vicende che hanno portato a quello che ha definito “la nascita di un accordo” tra la cosca Giampà e la cosca Iannazzo nel 2009. Le cosche hanno iniziato ad avere “stretti rapporti finalizzati – ha affermato Paduano - a ripartire i proventi delle estorsioni contro alcuni imprenditori”. Il teste ha parlato dell’evoluzione di questi rapporti confluiti in un “accordo”, avvenuto dopo alcuni contatti tra i vertici delle due cosche lametine: Giuseppe Giampà e Vincenzo Bonaddio da un lato e Vincenzino Iannazzo, dall’altro.
Nell’informativa sottoscritta dal vice capo della mobile è stato fatto anche un excursus a partire dall’omicidio di Antonio Perri (padre di Francesco, imputato in questo procedimento) avvenuto il 10 marzo del 2003. L’imprenditore fu ucciso in uno dei suoi supermercati a Lamezia. Paduano ha raccontato anche della scia di atti intimidatori a soggetti che avevano prenotato alcuni box all’interno degli spazi gestiti dalla famiglia Perri: “Si tratta di una delocalizzazione verso Maida per via degli interessi delle cosche verso il nascente centro commerciale” ha affermto Paduano che ha citato l’ex collaboratore Giovanni Governa il quale, sul punto, parla degli atti intimidatori “finalizzati a creare disagi ai Perri”.
Nel 2005 è avvenuto il ritrovamento della bara a seguito di un esposto anonimo alla Polizia che indicava il luogo dove fu poi realmente trovata la bara sepolta. Per l’omicidio fu poi arrestato un reggino e, Governa, ricorda Paduano, “si è autoaccusato di aver accompagnato sul luogo del delitto l’omicida”. Il Pm ha chiesto quindi chi fosse Giovanni Governa: “all’inizio era vicino ai Cerra-Torcasio-Gualtieri poi subisce l’uccisione di alcuni soggetti a lui vicini” ha risposto Paduano e, ha aggiunto che a quel punto “Governa si avvicina agli Iannazzo”.
Il vice capo della Mobile si è occupato anche delle intercettazioni telefoniche e dei colloqui carcerari e nel corso delle investigazioni ha analizzato anche delle telefonate “tra Pietro Iannazzo e Franco Perri”. Nel corso dell’esame del testimone è emerso anche il “progetto di gambizzazione di Marcello Perri”. Dopo l’esame del testimone, le difese, in particolare gli avvocati Staiano e Giunta, difensori di Franco Perri e l’avvocato Brancia, legale di Vasyl Koval, nel corso del controesame, hanno chiesto alcuni chiarimenti in merito a quanto riferito oggi in aula.
L’esame del vice capo della squadra mobile è stato preceduto dall’esame dell’ispettore Carmine Peta della polizia scientifica che ha parlato di due episodi: uno che riguardava un rinvenimento di un’arma in un sacco di plastica nascosta tra gli sterpi nei pressi della complanare a Lamezia, arma che si presentava arrugginita e con matricola punzonata, e poi quello di un danneggiamento. Nella zona dove era stata trovata l’arma, la polizia scientifica è stata incaricata di effettuare dei rilievi anche in un’abitazione a seguito di danneggiamenti. Dopo la testimonianza dell’ispettore Peta sono stati acquisiti i rilievi fotografici effettuati dalla polizia scientifica. Il pm Romano, per la prossima udienza, fissata per il 28 novembre, ha chiamato quattro testimoni in servizio alla sezione operativa della Dia. È stata acquisita, inoltre, la sentenza “Delta”, citata nel corso dell’udienza dal testimone.
R.V.
© RIPRODUZIONE RISERVATA