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Lamezia Terme - Si è focalizzata su un’estorsione da 30mila euro l’udienza di oggi del processo Andromeda tenuta nel tribunale lametino (Presidente Carè e, a latere, i giudici Prignani e Loscanna). Sul banco dei testimoni l’imprenditore Vincenzino Strangis che, rispondendo alle domande del Pm Romano, ha racconta di aver subito dei furti in passato sia come azienda agricola che successivamente in un cantiere. L’attenzione si è concentrata su un’estorsione subita dall’imprenditore di 30mila euro durante i lavori in una clinica riabilitativa eseguiti tra il 2006 e il 2010 nel comune di Maida.  

Il testimone racconta che si è presentata una persona nel suo ufficio per chiedergli una tangente di 30 mila euro. “Lo mandai via” risponde al Pm alla domanda su come lui reagì a questa prima richiesta estorsiva. Fu successivamente che si presentò Angelo Torcasio, ora collaboratore di giustizia, per chiedergli i soldi “per conto dei Giampà”. “Se gli davo i soldi non avevo più problemi” questo ricorda l’imprenditore che gli dissero in quell’occasione. I soldi, afferma inoltre, di averli consegnati direttamente nelle mani di Angelo Torcasio in un incontro dove erano presenti anche altre persone che non è però, dichiara, riuscito ad identificare. Circostanza confermata anche nel dichiarato del collaboratore di giustizia Angelo Torcasio. Durante l’esame, inoltre, il testimone si limita più volte a confermare quanto dichiarato all’epoca alla Polizia.

Nel rispondere alle domande dell’avvocato Stilo, il testimone dichiara di aver chiesto l’aiuto di Santo Iannazzo, che conosceva avendo vissuto da ragazzi nello stesso quartiere, per portare una tranche della somma a Torcasio. Inoltre, è emerso che Santo Iannazzo avrebbe effettuato anche dei lavori in subappalto nella clinica. In aula l’imprenditore si riferisce ad Angelo Torcasio come unico responsabile dell'estorsione. Il processo, infine, è stato rinviato al 3 luglio con l’esame di Marcello Perri. 

R.V.

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