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Lamezia Terme – Si avvia alla conclusione il processo d’appello scaturito dall’operazione “Andromeda” contro la cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte. Il filone del processo, cominciato a marzo per coloro che avevano scelto, in primo grado, di essere giudicati con rito abbreviato, è, infatti, alle battute finali.

Quasi quaranta imputati alla sbarra dopo la sentenza del febbraio 2017 che aveva inferto un duro colpo alla cosca, con la sentenza con la quale erano state sancite 33 condanne, di cui 3 all’ergastolo, e 6 assoluzioni.

Oggi hanno discusso gli avvocati Larussa e Raimondi per le posizioni di Francesco Iannazzo e Pasquale Lupia, mentre gli avvocati Andricciola, Cerra e Careri, hanno chiesto che venisse acquisita la deposizione di Vincenzino Strangis, nel corso del processo “Andromeda” che però si sta celebrando al Tribunale di Lamezia per coloro che hanno scelto il rito ordinario: Franco Perri, Domenico Cannizzaro, Vincenzo Bonaddio, Rocco Tavella, Mariantonia Santoro, Vasyl Koval, Raffaele Caparello e Nadia Jannate.

Nel corso di quella udienza a Lamezia, tenutasi a giugno, l’imprenditore, chiamato a testimoniare, aveva parlato di una estorsione da 30mila euro: soldi che gli sarebbero stati chiesti “per conto dei Giampà”. Per questo i legali hanno chiesto l’acquisizione di quella deposizione, in merito alla posizione dei loro assistiti, gli imputati Vincenzino Iannazzo, Santo Iannazzo e Antonio Provenzano. Sulla questione la Corte deciderà nella prossima udienza.

Sempre in quella udienza, fissata nel mese di luglio, dovrebbe essere emessa anche la sentenza. Il procuratore generale Carlo Modestino, aveva chiesto al culmine della sua requisitoria, la sostanziale conferma della sentenza di primo grado, tranne che per alcune posizioni.

Il collegio difensivo è composto tra gli altri dagli avvocati Andricciola, Careri, Canzoniere, Cerminara, Cerra, Ferraro, Gambardella, Larussa, Rania, Visciglia, Zofrea.

Le indagini

L’operazione Andromeda era scattata il 14 maggio 2015 colpendo una cosca, quella degli Iannazzo e Cannizzaro-Daponte che non era ancora stata toccata da provvedimenti giudiziari: in manette erano finiti decine di esponenti di spicco delle consorterie attive nel comprensorio di Lamezia Terme, oltre ad alcuni imprenditori ritenuti dall’accusa collusi con la cosca operante nella zona di Sambiase.

“Andromeda”, operazione coordinata dalla Dda catanzarese allora diretta dal procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo e condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro allora diretta da Rodolfo Ruperti e dalla Dia di Catanzaro, aveva visto la partecipazione anche della Guardia di Finanza, giunta al termine di un'attività info-investigativa durata oltre due anni. 

C.S.

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