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Lamezia Terme – Si conclude definitivamente la vicenda giudiziaria che ha riguardato l’appuntato scelto dei carabinieri Roberto Gidari, che nell’ambito dell’operazione Medusa era stato arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa e rivelazione di segreto d’ufficio. Una vicenda giudiziaria che parte nel 2012 con l’operazione Medusa che decapitò la cosca Giampà di Lamezia Terme. La Corte D’appello ha infatti deciso per lui di escludere l’aggravante mafiosa e che quindi non avrebbe agevolato la cosca. La vicenda processuale che lo ha riguardato parte con la condanna sei anni nell'ambito del processo con rito abbreviato scaturito dall'inchiesta della Dda di Catanzaro contro le cosche della 'ndrangheta

Una condanna che, nel processo d’appello, gli fu abbassata ad un anno e due mesi: fu assolto, infatti, per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre fu condannato per rivelazione di segreto del segreto d'ufficio, con l'esclusione dell'aggravante della mafiosità.

A questa sentenza presentò ricorso in Cassazione la Procura generale: nel terzo grado di giudizio fu confermata per Gidari l’assoluzione per concorso esterno, confermando la condanna ad un anno e due mesi. I giudici ermellini avevano accolto il ricorso della Procura generale sull’esclusione dell’aggravante, e avevano annullato la sentenza di secondo grado “ritenendo che non fosse stata motivata la ritenuta insussistenza dell’aggravante della mafiosità”. Processo da rifare quindi, che si è concluso oggi. La Corte D’appello, pronunciandosi sul rinvio della Cassazione, ha escluso in “termini di definitività” che l’azione del brigadiere, difeso dall’avvocato Francesco Gambardella, fosse finalizzata ad agevolare l’associazione mafiosa e ha deciso che per il reato di rivelazione del segreto d'ufficio è stato sanzionato con una pena a 1 anno e due mesi di cui è stata dichiarata la sospensione condizionale. 

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