
Lamezia Terme - “Ero un tuttofare”. Così si definisce L.P., ora collaboratore di giustizia, sentito in video conferenza nell’aula Garofalo del tribunale lametino nell’ambito del processo “Nuove Leve” davanti al Presidente Maria Teresa Carè. Estorsioni, spaccio di droga fino ad entrare nel gruppo di fuoco. Questi i ruoli che il collaboratore riferisce aver avuto nella cosca Giampà prima di essere arrestato (nell’agosto 2012) fino alla scelta di collaborare con la giustizia (avvenuta nel febbraio 2013). In particolare, rispondendo alle domande del Pm Elio Romano, il collaboratore si sofferma sulle estorsioni alle giostre durante le feste patronali. Era il 2010-2011. “Solo noi potevamo mettere la bancarella dei panini davanti alle giostre” precisa in aula. P. spiega che loro non chiedevano l’estorsione al singolo ma avevano due persone che gli facevano da tramite.
Lui afferma di non aver partecipato direttamente alle estorsioni nelle singole bancarelle: “quelle dei venditori ambulanti sono solo piccole somme rispetto alle giostre”. In questo processo, che si sta celebrando con il rito ordinario, sono imputati Pasquale Mercuri, 28 anni, Francesco Morello, 32 anni e Vincenzo Bonaddio, 58 anni. Il collaboratore di giustizia soffermandosi su Mercuri, detto il ‘lupo’ ricorda di essere stato “agganciato” in quanto era ritenuto un ragazzo “sveglio, furbigno”. Secondo quanto riferito dal collaboratore, Mercuri si occupava anche dello spaccio: “gli davamo erba e anche cocaina in base alle esigenze” tramite quello che chiama “sistema a gancio, gliela davamo e quando la vendeva ci pagava”. P. spiega che la cosca Giampà non aveva una piazza di spaccio ma funzionava “a chiamata”. Racconta poi un particolare episodio dove hanno messo in pratica la staffetta: brevemente descrive questa circostanza. Si partiva con due auto, una davanti e il corriere dietro (sul sedile davanti aveva la droga). L’altra auto serviva quindi a deviare e far fuggire il corriere che “era autorizzato a buttarla se doveva essere fermato ad un posto di blocco” afferma. In una circostanza andarono a “prendere dell’hashish a Campora”, qui secondo quanto dichiara il collaboratore, c’era anche Mercuri.
In merito all’altro imputato, Morello, dice di conoscerlo superficialmente: “lui faceva parte del gruppo dei fratelli Giampà”. “Si occupava sempre di spaccio”, aggiunge il collaboratore. “Non ho mai conosciuto Vincenzo Bonaddio ma so che si occupava di estorsioni” dice ancora il collaboratore rispondendo alle domande del Pm. Anche gli avvocati Veneziano, Larussa, Pipicella e Curatolo hanno chiesto delle precisazioni in merito ai fatti raccontati dal collaboratore. Il processo, infine, è stato rinviato al 26 marzo per sentire un altro collaboratore di giustizia.
R.V.
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