
Catanzaro - Nell’aula bunker del tribunale di Catanzaro il Pm Elio Romano, ha chiesto l’applicazione, a titolo di continuazione, della pena di 5 anni di reclusione per Alessandro Torcasio, difeso dall’avvocato Giuseppe Spinelli. Il 36enne lametino, considerato un elemento di spicco della cosca Giampà, in questo processo è accusato di due tentati omicidi, due diversi episodi di estorsione, del confezionamento di ordigni esplosivi, detenzione e ricettazione di armi. Nell’udienza di oggi, l’accusa, previo riconoscimento della continuazione tra i reati di questo processo con quelli per i quali Alessandro Torcasio ha già riportato una condanna definitiva, nei processi Medusa, Perseo e Pegaso, ha così chiesto l’applicazione a titolo di continuazione della pena di 5 anni di reclusione. La difesa, invece, ha chiesto, in via principale, l’assoluzione evidenziando divergenze tra le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Il giudice, a seguito delle argomentazioni della difesa ha ritenuto di dover approfondire l’istruttoria del processo ed ha quindi disposto l’audizione diretta di Giuseppe Giampà e Pasquale Catroppa, in relazione ai tentati omicidi contestati ad Alessandro Torcasio, per l’udienza del 7 maggio 2019.
L’accusa, in questo procedimento, contesta a Torcasio, il tentato omicidio di Nicola Gualtieri "coccodrillo". Gualtieri fu poi ucciso in un altro agguato nel novembre del 2010. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, Torcasio si sarebbe appostato nella piazzola soprastante la Casa Circondariale di Lamezia Terme, in attesa che Nicola Gualtieri facesse rientro presso la struttura, in quanto era sottoposto alla misura restrittiva della semilibertà e, con un kalashnikov, avrebbe tentato di sparare ma durante l’esplosione l’arma si sarebbe inceppata. Il secondo tentato omicidio è quello di Ottorino Rainieri. L'uomo, che sarebbe dovuto rincasare presso l’abitazione del padre in quanto sottoposto a sorveglianza speciale, non fu individuato da Alessandro Torcasio nel corso degli appostamenti. Azioni omicidiarie che sarebbero state ordinate al 36enne dall’ex boss, ora collaboratore, Giuseppe Giampà. In questo processo sono costituiti parte civile, l’Ala, l’associazione Antiracket e il Comune di Lamezia Terme. Nella prossima udienza, quindi, saranno sentiti i due collaboratori così come disposto dal gup Carè.
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