
Lamezia Terme - Nuova udienza, nell’aula Garofalo del tribunale lametino, per il processo “Piana” a carico di Francesco Cianflone ed Antonio Gallo. A riferire in aula il collaboratore di giustizia Battista Cosentino, presente in video conferenza, ha risposto alle domande del Pm Elio Romano e dell’avvocato Pagliuso, difensore di Gallo, e dell’avvocato Nimpo, difensore di Cianflone. Gli imprenditori, titolari di aziende operanti nel settore del calcestruzzo, secondo l’accusa erano “a disposizione” della cosca Giampà. Il collaboratore di giustizia parla proprio delle dinamiche nell’affidare i lavori edilizi a Lamezia, da parte della cosca (davanti al collegio composto dalla presidente Carè e, a latere, dai giudici Aragona e Martire). “Io ero un simpatizzante della cosca” esordisce così il collaboratore rispondendo alle domanda del Pm. “Ogni lavoro che dovevano fare a Lamezia lo doveva fare Cianflone” afferma il collaboratore nel riferire in aula sulla vicenda dell’“affidamento” dei lavori. “Bonaddio Vincenzo - aggiunge - faceva buttare il cemento a Cianflone... che era sempre a disposizione della cosca. Lui era solo uno dei tanti e naturalmente lui pagava a Bonaddio”.
Parla poi dei rapporti con la ditta di Piacente prima, e poi di Cianflone “subentrata a Piacente” afferma Cosentino. “Con Piacente avevano rotto i rapporti perché erano burberi, nonostante avevano sempre pagato” spiega Cosentino. Parla anche delle percentuali che la cosca chiedeva sul cemento: “Tre euro a metro cubo era la percentuale sul cemento buttato da Cianflone che a volte gli anticipa anche altri soldi”. “Tutti i commercianti e impresari - evidenzia il collaboratore - erano a disposizione della cosca”. In merito a dei lavori che lo stesso Cosentino doveva eseguire “visto che era vicino a casa mia – dichiara - sia Giuseppe Giampà che Vincenzo Bonaddio dissero che me la vedevo io”. Promessa che non hanno mantenuto dal momento che, come lo stesso Cosentino afferma, li hanno affidati ad un’altra persona. “Dicono che sono mafiosi ma fanno le cose come le femminucce” dice ancora il collaboratore. Cosentino parla anche dei rapporti tra i Giampà ed i Mancuso di Limbadi, ritenuti “amici”della cosca Giampà. In merito ad Antonio Gallo riferisce: “lo conosco di vista, è titolare di una delle imprese disponibili per la cosca Giampà”.
L’avvocato Francesco Pagliuso, che difende Antonio Gallo, durante il controesame chiede specificazioni in merito al prezzo che dovevano dare le ditte alla cosca. “Tre euro a metro cubo a Cianflone e 5 euro al metro cubo a Piacente” afferma Cosentino, che aggiunge: “In quel periodo mi pare che il cemento andava a 55 euro al metro cubo”. “Io ero un simpatizzante (…), ero assunto in quanto autista di Giampà Pasquale detto ‘millelire’”, questo il ruolo che lo stesso Cosentino afferma di avere nella cosca. L’avvocato Nimpo, difensore di Francesco Cianflone, chiede se conosce il suo assistito. “Non ha mai avuto modo di parlare con Cianflone” dice Cosentino. L’avvocato chiede al collaboratore, che parla in video-conferenza di elencare i lavori che Cianflone avrebbe preso grazie alla cosca Giampà. “Via Marconi, via Cristoforo Colombo, vicino la scuola nei pressi del Giudice di Pace, Feroleto” dichiara Cosentino. A fine udienza, il Pm si riserva per la prossima udienza di depositare alcune sentenze mentre l’avvocato Pagliuso deposita la sentenza di condanna per calunnia di Cosentino Battista. Il processo è così rinviato al 22 marzo.
R.V.
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