
Lamezia Terme - Nuova udienza del processo “Piana” a carico di Francesco Cianflone e Antonio Gallo davanti al Presidente Carè e, a latere, i giudici Aragona e Martire. Sul banco dei testimoni, difeso dall’avvocato Ferraro, è salito Antonio Gallo, in quanto titolare della ditta Ga.Ma., imputato in questo processo. Secondo l’accusa, l’imprenditore che ha lavorato in una serie di appalti per l’installazione di impianti elettrici ed idraulici, era ritenuto “a disposizione” della cosca Giampà. A Gallo è stato contestato di aver avuto rapporti con la cosca Giampà che lo avrebbero imposto come società di riferimento. In particolare sono tre gli appalti che, secondo l’accusa, si sarebbe aggiudicato con l’apporto della cosca Giampà. Gallo, rispondendo alle domande del legale, prima, e poi del Pm Elio Romano, ha ripercorso i suoi trascorsi come titolare della società costituita tra il 2007 e 2008 per la quale, afferma “abbiamo chiesto un finanziamento allo Stato come piccola impresa”.
L’avvocato chiede poi all’imputato: “rispetto a questi tre appalti individuati dall’ufficio di procura la Ga.Ma. ha realizzato solo questi tre appalti in imputazione?”. Gallo elenca così diversi lavori svolti “ne abbiamo realizzati tantissimi, su diversi cantieri, fino a Cosenza”. L’avvocato chiede, in merito a questi tre appalti contestati dall’ufficio di procura se ci sono stati altri appalti “più appetibili”. “Si ne abbiamo realizzati di altri”. Gallo parla anche della “permuta” ovvero uno “scambio” che talvolta veniva utilizzato invece dei soldi “lavoravamo di più su permute” afferma.
L’imputato parla anche degli atti intimidatori. In particolare racconta di un episodio intimidatorio avvenuto nel 2005 ai danni del suocero a seguito del quale fu avvicinato da alcuni esponenti della cosca Giampà: “dovevo andare a dire a mio suocero di pagare l’estorsione. Io gli dissi che non gli dicevo nulla”. Il Pm sul punto gli chiede “Ha denunciato per il tentativo di estorsione?”. “Io no” risponde affermando che il suocero aveva denunciato l’episodio.
Gallo parla poi degli episodi di danneggiamento e reati vari per i quali ha sporto denuncia durante gli anni. Nel corso della sua attività Antonio Gallo, racconta in aula, di aver svolto anche alcuni lavori ai Giampà. Lavori per i quali, in alcuni casi, non sarebbe stato ricompensato ma che non ha denunciato in quanto sperava, che lo avrebbero fatto in seguito, riferisce rispondendo al Pm Romano. In merito alla vicenda della “porchetta” che talvolta gli veniva recapitata all’ufficio da parte di Angelo Torcasio ma che “la voleva pagata”, afferma: “noi non siamo in grado di fare la guerra alla mafia”, “o scegli di fare l’imprenditore o il mafioso”, aggiunge. Il processo, infine, è stato rinviato al 9 gennaio alle 9:30.
R.V.
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