
Lamezia Terme – Nel processo a carico di Francesco Cianflone e Antonio Gallo, imprenditori arrestati nell’ambito dell’Operazione Piana, perché ritenuti collusi con la cosca Giampà, è salito sul banco dei testimoni il collaboratore di giustizia Angelo Torcasio che, davanti al collegio composto dalla presidente Carè e a latere dai giudici Silvestri e Martire, ha risposto sia alle domande del pubblico ministero Elio Romano, che a quelle dei difensori di Gallo, gli avvocati Pagliuso e Veneto.
Il pentito ha raccontato di come Vincenzo Bonaddio avrebbe avvicinato Cianflone per “affidargli” la gestione di tutta la parte edilizia su Lamezia: così facendo l’imprenditore avrebbe lavorato tranquillamente su tutta la zona della piana grazie allo “sponsor” della cosca. Diversi gli appalti che, secondo Angelo Torcasio, Cianflone avrebbe ottenuto grazie alla protezione della famiglia Giampà. Gli imprenditori non facevano i ribassi come erano soliti fare gli altri ma, piuttosto, una volta aggiudicato l’appalto, assicuravano quella somma da versare alla cosca. Da parte di Cianflone poi, come raccontato nel suo esame da Torcasio, veniva “regalata” loro la somma di 10mila euro a Natale, Pasqua e ferragosto. Una collaborazione che cominciò a saltare dopo la rottura all’interno della cosca tra Giuseppe Giampà e Vincenzo Bonaddio: in quanto protetto di suo zio, Cianflone, nelle intenzioni di Giuseppe Giampà, avrebbe dovuto subire un danneggiamento, “un botto che si sarebbe dovuto sentire in tutta Lamezia”. Un attentato che, però, saltò proprio per l’imminente arresto avvenuto nel 2011.
Torcasio ha avuto modo di parlare poi, anche della posizione di Antonio Gallo, che con la sua ditta, la Ga.Ma. avrebbe lavorato in una serie di appalti per l’installazione d’impianti elettrici ed idraulici, e il cui rapporto con la cosca, gestito sempre in un primo momento da Vincenzo Bonaddio, era come se fosse un “socio”, “c’era molta concorrenza su Lamezia, - ha spiegato Torcasio in aula – ma più lavorava e più guadagnava”. Dopo la rottura tra Bonaddio e Giuseppe Giampà, Torcasio ha spiegato che Gallo ha continuato a lavorare e ad essere protetto grazie alla sua vicinanza e ad un’amicizia che li legava da tempo. Una tesi confutata dal legale di Antonio Gallo, l’avvocato Pagliuso, che ha chiesto a Torcasio delucidazioni sui sette danneggiamenti, tutti denunciati, subiti da Gallo e alcuni suoi familiari che contrasterebbero, quindi, con quanto affermato dal pentito. Una volta concluso il controesame da parte degli avvocati Pagliuso e Veneto, l’udienza è stata rinviata al giugno prossimo quando sarà chiamato a testimoniare un altro collaboratore di giustizia, Battista Cosentino.
C.S.
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