
Lamezia Terme - Si avvia verso la fase conclusiva il processo “Piana”, partito nel 2014, nei confronti degli imprenditori Antonio Gallo e Francesco Cianflone. Il pubblico ministero Elio Romano, a termine della sua requisitoria, ha chiesto 8 anni di reclusione per entrambi gli imputati. I due furono arrestati dalla Dia il 29 maggio 2013 insieme ad altri due imprenditori lametini (processati con il rito abbreviato) con l’accusa di essere “collusi” con la cosca Giampà. La tesi accusatoria, infatti, è stata quella che gli imprenditori avrebbero ottenuto molti dei loro lavori grazie alle pressioni esercitate dal clan, “ricevendo in cambio ingenti profitti e guadagni”.
Oggi, il pm Romano, ha evidenziato come nel corso del dibattimento si sia acquisita prova “della responsabilità degli imputati alla partecipazione diretta al sodalizio dei Giampà”. Per il pm si è trattato “non di mera soggiacenza ma di una relazione di compiacenza”. Un rapporto, secondo il pubblico ministero, nato da una situazione di vittimismo, “un’estorsione per Cianflone e un atto intimidatorio per Gallo”. Un rapporto che avrebbe prodotto “reciproci vantaggi”, evidenzia ancora il pm nel corso della sua discussione prima di chiedere la condanna ad otto anni di reclusione per entrambi.
La parola passa poi al difensore di Antonio Gallo, l’avvocato Aldo Ferraro che traccia la differenza tra imprenditore vittima e imprenditore colluso. Nel corso del processo si è parlato di un “rapporto sinallagmatico” però, secondo il legale, non vi è “nessun dato sulla corresponsione di somme”.
“A Lamezia ci sono punte di diamante ma c’è anche chi ha minimizzato il danno per paura” dice l’avvocato Ferraro nel corso della sua discussione in riferimento ai rapporti tra gli imprenditori che sarebbero stati soggiogati alla cosca. Per il legale “l’impostazione accusatoria è vacillante”. In merito agli appalti al centro del processo il legale evidenzia come “i preventivi di Gallo erano i più bassi”. Cita anche alcuni testimoni che in aula, nel corso delle precedenti udienze, hanno riferito in merito alla vicenda degli appalti “negando la tesi accusatoria”. Infine, il legale, in riferimento all’imprenditore Gallo e ai fatti accaduti anni fa e raccontati da lui stesso più volte con precisione dice: “la verità è difficile da dimenticare, le bugie si scordano” rimarcando anche il fatto che “la sua società aveva luce propria”. Il processo è stato poi rinviato al 2 luglio per il completamento della discussione da parte dell’avvocato Ferraro e per quella della difesa di Cianflone e, poi, la sentenza.
R.V.
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