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Lamezia Terme - È stato il maresciallo dei Carabinieri Marrapese a salire sul banco dei testimoni nell'udienza al tribunale di Lamezia del processo "Perseo", scaturito dall'omonima operazione di un anno fa. Il maresciallo ha raccontato come si è sviluppato l'iter investigativo sulla cosca Giampá partendo dalle indagini su un omicidio, quello di Roberto Amendola, e su quegli elementi investigativi contenuti nell'informativa del luglio 2011 denominata "Cerbero", nella quale, come ha specificato, era stato ricostruito l'organigramma della cosca con l'allora capo storico Francesco Giampà "Il professore". L'informativa è basata su una serie di atti estorsivi ed una serie di intercettazioni, telefoniche e ambientali che, come ha specificato poi Marrapese, è stato "materiale" confermato dalle dichiarazioni dei collaboratori e, quindi, in un secondo momento, è stato possibile farlo confluire nella madre delle operazioni che è stata "Medusa".

Proprio partendo da questa informativa, il pubblico ministero Elio Romano ha chiesto nello specifico della posizione di Andrea Crapella, sul quale il maresciallo ha spiegato di aver ricondotto la vicinanza alla cosca proprio durante l'attività investigativa connessa a Cerbero: Crapella, secondo Marrapese, sarebbe stato legato alla cosca Giampà perché ne era stata data conferma dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori e anche dalle intercettazioni rilevate nel carcere dove era detenuto Aldo Notarianni.

Inevitabili poi i riferimenti agli omicidi che hanno insanguinato Lamezia durante il periodo della guerra tra le due consorterie (Giampà e Cerra Torcasio Gualtieri) e alle indagini che ne sono scaturite, durante le quali, ha spiegato Marrapese, hanno avuto delle intuizioni investigative che hanno permesso di ricondurre alcuni personaggi della criminalità lametina alla cosca Giampà. Il maresciallo ha parlato in particolare degli omicidi di Federico Gualtieri, Bruno Cittadino e Giuseppe Chirumbolo. Alle domande del Pm, sono seguite quelle del contro esame dei legali degli imputati, concentrandosi poi sulla strategia difensiva utile a verificare la validità delle indagini e, soprattutto, quella dei collaboratori.

Il maresciallo Marrapese non ha potuto riferire, invece, sui due tentati omicidi di Pasquale Gullo e Pasquale Torcasio, sui quali sarà chiamato a rispondere il maresciallo Farina che si è occupato personalmente delle indagini. E, proprio in riferimento a questo episodio, è stato ascoltato un testimone oculare, Giuseppe Curcio, rimasto ferito da due colpi di pistola alla schiena durante la sparatoria. Curcio, nel corso della sua testimonianza, ha riferito, infatti, di essere stato colpito mentre si era fermato a salutare su via dei Bizantini proprio una delle due presunte vittime, Pasquale Gullo. I due obiettivi, però, riuscirono a sfuggire all'attentato mentre fu Curcio a rimanere ferito, raccontando che a sparare erano stati due uomini in sella ad uno scooter. La prossima udienza è stata fissata tra una settimana, l'11 luglio. Ad essere chiamati ancora a testimoniare davanti al collegio giudicante presieduto dal dottor Fontanazza e a latere il dottor Aragona e la dottoressa Monetti, gli altri ufficiali della polizia giudiziaria.

C.S.

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