
Lamezia Terme, 16 febbraio - Di seguito proponiamo l'ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia in cui si parla degli ultimi brillanti risultati conseguiti dalla Dda di Catanzaro su Lamezia e l'analisi aggiornata della geografia 'ndranghetista nella piana lametina.
"Gli equilibri mafiosi nell’area lametina hanno subito profondi mutamenti nell’ultimo anno in conseguenza dell’esito positivo di attività di indagine che hanno inciso pesantemente su alcune delle consorterie mafiose radicate in quel territorio. Nella precedente relazione era stata evidenziata la persistente operatività delle cosche “storiche” fino ad oggi solo marginalmente interessate da provvedimenti giudiziari significativi. Come noto, nella fascia tirrenica della provincia di Catanzaro, sino agli interventi giudiziari che saranno di seguito illustrati, risultavano dominanti le cosche facenti capo alle famiglie Giampà e Iannazzo, queste ultime, dopo un periodo di forte conflittualità, avevano stipulato un accordo finalizzato alla spartizione della parte più significativa del territorio urbano. In posizione decisamente residuale risultavano attivi altri gruppi criminali: i Torcasio, i Cerra, i Gualtieri. Le due principali cosche mafiose che operano sul territorio hanno caratteristiche del tutto diverse: quella riferibile ai Giampà corrisponde ad un'idea "tradizionale" di cosca mafiosa, contraddistinta dal frequente uso della violenza e dalla dedizione ad attività criminali sintomatiche quali le estorsioni ed il traffico di stupefacenti; il gruppo Iannazzo, al contrario, costituisce un esempio tipico di "mafia imprenditoriale" capace di avvalersi di un fittissimo reticolo di imprese intestate o comunque facenti capo ad esponenti della famiglia, operanti nel settore delle costruzioni e segnatamente in quelli delle forniture e del movimento terra, l'associazione criminale in esame orienta i suoi rapporti con i titolari di attività produttive essenzialmente verso il procacciamento di liquidità da investire successivamente nelle attività imprenditoriali da loro direttamente gestite".
"L’attività svolta su Lamezia Terme rappresenta sicuramente uno dei più importanti successi conseguiti dalla DDA di Catanzaro nel periodo in riferimento. Essa ha, in primo luogo, consentito di cristallizzare, sulla base di dati giudiziariamente riconosciuti, lo stato delle conoscenze sulla evoluzione dei fenomeni criminali nel circondario, caratterizzato dallo strapotere della alleanza tra le cosche Giampà e Iannazzo, che vede la soccombenza dei gruppi Torcasio – Gualtieri. Contestualmente è ripresa l’attività dibattimentale presso il Tribunale di Lamezia Terme con la conclusione di procedimenti pendenti da diverso tempo, in particolare il procedimento a carico di Notarianni Aldo + 2, concluso con sentenza di condanna all’ergastolo per l’omicidio di Amendola Roberto e il procedimento n. 4400/09 a carico di Mancuso Salvatore +2 concluso con sentenza di condanna per più delitti di estorsione aggravata. La pax mafiosa raggiunta tra le cosche mafiose non ha avuto lunga durata, come dimostrato da una serie di omicidi consumati nel corso del precedente anno, tra questi, gli omicidi di Torcasio Vincenzo, il 07.06.2011; di Torcasio Francesco, il 07.07.2011 e di Gualtieri Nicola hanno assunto, particolare significatività per le ricadute che hanno determinato sugli assetti criminali locali. Come sarà meglio approfondito nel prosieguo, in data 11 ottobre 2012 è stato eseguito il fermo di Vasile Francesco, ritenuto “il braccio armato della cosca Giampà”, con il quale sono stati contestati all’indagato gli omicidi di Torcasio Francesco e Torcasio Vincenzo, commessi in concorso con Giampà Giuseppe, Torcasio Angelo (entrambi collaboratori di giustizia), Torcasio Alessandro e Molinaro Maurizio, omicidi strategici che si inseriscono nell’ottica ‘ndranghetistica della sanguinosa contrapposizione tra i due clan lametini (GIAMPA’ contro CERRA-TORCASIO –GUALTIERI) finalizzata al predominio sul territorio. In particolare, Giampà Giuseppe, dopo aver appreso che i Torcasio – Carrà si erano attivati a livello estorsivo nei confronti di imprenditori in territori già ricadenti nella sfera di influenza dei Giampà, decideva che bisognava agire contro i Torcasio-Gualtieri per riaffermare nei confronti della cosca avversaria la supremazia dei Giampà. Per l’individuazione dei responsabili degli omicidi commessi nell’ultimo anno nel territorio in esame hanno assunto importanza decisiva le scelte collaborative intraprese da molti affiliati alla cosca Torcasio e alla cosca Giampà, ed in particolare dallo stesso reggente Giampà Giuseppe, figlio di Giampà Francesco detto “u professura”. Invero, tali scelte rappresentano uno dei risultati dell’attività investigativa svolta sull’area lametina che ha consentito di ricostruire l’organigramma, le modalità operative, le articolazioni e le alleanze della cosca Giampà all’esito della quale il 21 giugno 2012 è stata emessa una ordinanza di custodia cautelare a carico di 36 soggetti, vertici e affiliati alle organizzazioni criminali radicate in Lamezia Terme Operazione Medusa”.

"Dalle investigazioni svolte, rispetto alle acquisizioni risalenti ai provvedimenti giudiziari definitivi emessi in precedenza sulla cosca Giampà, emerge il quadro di un sodalizio criminoso immutato quanto all’area di operatività ed al ruolo di vertice da sempre riconosciuto a Giampà Francesco inteso ‘U Prufessura’, detenuto, ma ancora in grado di impartire ordini e direttive dal carcere, parzialmente rinnovato quanto alle famiglie/’ndrine che costituiscono parte integrante della stessa cosca (“Notarianni” e “Cappello”) e quanto alle alleanze con le simili associazioni criminali dei “Iannazzo” di Sambiase, degli “Anello” di Filadelfia (VV) e dei “Bellocco” di Rosarno (RC), e con ramificazioni in Giussano (Monza-Brianza) con un gruppo di ‘ndrangheta organizzato e diretto da STAGNO Antonio, nipote diretto del ‘Professore’. Alla ricostruzione delle vicende criminali della cosca Giampà hanno contribuito diversi collaboratori di giustizia, alcuni meno recenti; altri in epoca più recente, per uno dei quali le dichiarazioni sono state già valutate ampiamente attendibili dalle Autorità Giudiziarie dei Tribunali di Milano e Reggio Calabria nell’ambito dei processi scaturiti dalle indagini convenzionalmente denominate “Infinito” e “Crimine. L’apporto collaborativo reso, unitamente all’esito delle attività investigative in corso da tempo su Lamezia Terme, hanno consentito di individuare i responsabili di gravi episodi omicidiari come l’omicidio in danno di Gualtieri Federico e Zagami Domenico, entrambi attribuiti alla cosca Giampà, come emerge dalle due ordinanze di custodia cautelare eseguite, tra gli altri, anche nei confronti di Giampà Giuseppe. E’ del tutto evidente che l’intervento repressivo realizzato con i provvedimenti giudiziari menzionati ha determinato uno sconvolgimento degli assetti criminali nel territorio in esame e inevitabilmente ha lasciato spazio ai gruppi criminali meno colpiti dalle misure cautelari. E’auspicabile un’accelerazione delle indagini in corso e un costante livello alto di attenzione nel monitoraggio del territorio al fine di ostacolare l’insorgere di diverse compagini criminali e/o le mire espansionistiche di altri sodalizi. Va detto in proposito che l’azione giudiziaria ha solo marginalmente inciso sulla cosca Iannazzo, alleata dei Giampà. Tale sodalizio si caratterizza per il capillare controllo dell'economia cittadina che è riuscito a porre in essere e, ancor più, per l’allarmante ed elevatissima potenzialità militare, che lo rende egemone su tutti gli altri sodalizi operanti sul medesimo territorio ai quali comunque è collegato".
"A conferma di quanto detto, il 27 settembre 2012 è stato eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di 43 persone per un vasto traffico di sostanze stupefacenti nel quale sono risultati coinvolti personaggi del lametino e di Cirò marina, tra questi Iannazzo Emanuele al quale è stato attribuito un ruolo di dirigenza svolto selezionando e finanziando i canali di rifornimento di stupefacente, sovrintendendo ai rifornimenti dei grossisti e degli spacciatori del territorio di competenza dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, che comprende le frazioni di Sambiase, Sant’Eufemia, Cafarone, estendosi, a nord, sino al comune Gizzeria ed a sud, sino al comune
di Pizzo Calabro. Contestualmente è stato eseguito un sequestro di beni, attività economiche e finanziarie per un valore stimato di 50 milioni di euro. Tra i risultati positivi dell’incisiva azione investigativa e giudiziaria sulla criminalità organizzata attiva sul territorio di Lamezia Terme merita di essere segnalato una rinnovato consenso sociale all’azione delle forze dell’ordine e alla magistratura che assume una importanza determinate per ripristino della legalità sul territorio, a tale proposito, è stata preannunciata dal sindaco di Lamezia Terme la costituzione di parte civile del Comune nel processo scaturito dalla “Operazione Medusa” che a breve sarà celebrato dinanzi al Giudice del Tribunale di Catanzaro con il rito abbreviato".
© RIPRODUZIONE RISERVATA