
Lamezia Terme – Aspetti particolarmente importanti emergono all’interno della relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia per quanto riguarda gli assetti criminali a Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo. Gli inquirenti parlano di indagini dalle quali emergerebbe una "profonda evoluzione rispetto a quanto evidenziato dalle analisi precedentemente elaborate sull’ operatività, struttura e alleanze riferite alle organizzazioni mafiose che operano sul territorio". "Alla ricostruzione dei nuovi scenari criminali - prosegue la relazione - ha contribuito l'acquisizione di importanti collaborazioni che hanno consentito di approfondire i legami tra gli apparati criminali veri e propri e la zona grigia della 'ndrangheta, con tale espressione intendendo riferirsi ai ceti produttivi, agli apparati professionali (tra i quali, in primo luogo, quelli operanti nel settore della giustizia e della finanza, quali avvocati, periti medico legali, commercialisti) in collegamento con tali sodalizi criminali. In generale, può dirsi che recentissime acquisizioni investigative hanno evidenziato come le organizzazioni criminali del distretto di Catanzaro abbiano un’ organizzazione in qualche modo singolare rispetto a quella ricostruita nella nota Operazione Crimine della Direzione Distrettuale antimafia di Reggio Calabria". "Risulta infatti, da alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia - aggiunge la Dna - essere stata costituita una 'Provincia', con radicamento a Cutro, che comprende i circondari di Cosenza, Paola, Castrovillari, Rossano, Catanzaro, Crotone e Lamezia Terme, con esclusione della sola Vibo Valentia che risponde, invece, direttamente a Reggio Calabria”.
E in particolare, si legge ancora come “l'importante famiglia vibonese dei Mancuso di Limbadi, sia stata estromessa dalla struttura unitaria della 'ndrangheta reggina, anzi, risulta essere entrata in un cruento conflitto con i gruppi Anello, Fiumara, Vallelunga, Tassone, Mantella, Bonavota e dei Piscopisani - tutti operanti nella parte settentrionale del circondario - proprio a seguito del pericolo intravisto nell'avere tali sodalizi, insofferenti della sua egemonia, stretto rapporti con le cosche della parte meridionale della regione Calabria, in primo luogo quella dei Commisso di Siderno". Tale nuovo assetto ha "conseguentemente - evidenzia la Dna - determinato - a causa degli antichi rapporti esistenti tra i Mancuso e la cosca Iannazzo del lametino - la sottrazione delle più importanti organizzazioni mafiose esistenti sul litorale tirrenico alla costruzione verticistica realizzata nella Provincia di Reggio Calabria. Le investigazioni in atto confermano frequenti e stabili rapporti tra talune delle organizzazioni mafiose operanti nel distretto e quelle omologhe che hanno il loro tradizionale insediamento nel distretto di Reggio Calabria, inoltre risultano accertati collegamenti operativi con articolazioni operanti al di fuori del territorio regionale. Le attività investigative svolte dalla Direzione distrettuale antimafia ed i loro esiti sono state foriere di importanti risultati, non solo sotto il profilo numerico degli indagati colpiti da ordinanza di custodia cautelare (n.94 richieste di applicazione di misure cautelari per complessivi 713 indagati), ma anche sotto quello dell'approfondimento della comprensione dei fenomeni criminali sul territorio rientrante nel distretto di Catanzaro, per quanto attiene gli assetti criminali, i rapporti tra le varie cosche, i loro interessi economico-imprenditoriali, i rapporti con la pubblica amministrazione". "Tali soddisfacenti esiti - conclude la relazione - sono stati raggiunti nonostante l'inadeguato numero di magistrati assegnati alla Direzione distrettuale antimafia, che, in un ottica di equilibrio dei rapporti numerici con la procura ordinaria, ha consigliato di mantenere il numero di 6 magistrati".
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