
Lamezia Terme – E’ stata riformata in appello la sentenza per Giuseppina Lentini, dipendente civile del Ministero dell’Interno che lavorava al commissariato di Lamezia, arrestata nel 2011 dalla squadra mobile di Catanzaro con l’accusa di aver informato un indagato sulle inchieste che lo riguardavano e di aver alterato i dati di un passaporto visto che l’organizzazione a cui passava informazioni trafficava in merci tra Lamezia ed i paesi dell’Est Europa.
La condanna in primo grado, arrivata dopo la conclusione del processo con rito abbreviato al Tribunale di Lamezia, era stata fissata a tre anni. La Corte di Appello di Catanzaro, presidente Anna Maria Saullo, ha riformulato la sentenza: la Lentini, difesa dall’avvocato Gambardella, è stata condannata a 4 mesi di reclusione, con pena sospesa e non menzione della condanna per l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio. Revocata anche l’interdizione dai pubblici uffici che era stata disposta nella sentenza di primo grado. La Corte, poi, ha assolto la Lentini, “perché il fatto non sussiste”, dalle accuse di falso ideologico e favoreggiamento.
I fatti risalivano al 2011: l’arresto della dipendente scaturì da altre indagini che, nel giugno di quello stesso anno, portarono all’arresto di sei persone, sgominando un’associazione che avrebbe compiuto estorsioni a Catanzaro e Lamezia ai danni di cittadini ucraini impegnati nel trasporto di merci sulla rotta Italia-Ucraina.
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