
Lamezia Terme - L'hanno chiamata operazione "Assi pigliatutto". Si tratta di una truffa milionaria ai danni dello Stato e della comunità Europea è stata scoperta dalle fiamme gialle di Catanzaro guidati dal comandante Antonio De Nisi e dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, coadiuvata dal procuratore Domenico Prestinenzi.
La Guardia di finanza di Catanzaro ha eseguito provvedimenti cautelari nei confronti di venti persone alle quali è stato imposto l'obbligo di dimora per i reati di truffa e frode fiscale in relazione alla percezione di fondi nazionali e comunitari. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari di Lamezia Terme, che ha accolto la richiesta della Procura. I finanzieri hanno eseguito anche un sequestro di beni nei confronti degli indagati per un valore di sei milioni di euro.
AGGIORNAMENTO
INCHIESTA ARCHIVIATA.
L'inchiesta si è in seguito conclusa con il proscioglimento di tutti gli indagati. Il gip Stefano Furlani del tribunale di Vicenza ha emesso un decreto di archiviazione dell'intero procedimento, ordinando inoltre la restituzione di tutte le somme sequestrate. Per le persone coinvolte, quindi, è stato disposto il non luogo a procedere.
Nell’operazione denominata “Assi Pigliatutto” i finanzieri del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale della guardia di finanza di Catanzaro hanno eseguito, 11 misure cautelari personali e sequestri preventivi per l'equivalente di 6 milioni di euro circa su tutto il territorio nazionale nei confronti di 18 persone fisiche ed una società sottoposte ad indagine dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme per una complessa truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, ideata per approfittare delle sostanziose contribuzioni assegnate alle imprese per la realizzazione di progetti innovativi.
L’indagine è stata avviata, lo scorso anno, nei confronti della società “New technology machining S.r.l.” (N.t.m.) di Lamezia Terme beneficiaria di agevolazioni comunitarie per la realizzazione di un moderno e altamente tecnologico macchinario industriale. Il contributo, pari a circa 9,5 milioni di euro, di cui 3,6 milioni di euro erogati mentre i restanti bloccati a seguito dell’intervento delle fiamme gialle, era stato erogato dal Ministero dello Sviluppo Economico per le fasi di ricerca e sviluppo, industrializzazione e formazione del personale in ordine alla realizzazione di un innovativo macchinario a sette assi direzionali per la fabbricazione di cucchiaini per distributori di bevande calde in materiale biodegradabile nonché di altri materiali per consumo igienico di alimenti, destinazione successivamente mutata in macchinario per l’asporto di truciolo ad elevatissima velocità in modo da creare stampi per pneumatici.
La realtà imprenditoriale si sarebbe rilevata ben diversa già dal primo accesso, presso la sede della “NTM Srl”, da parte dei finanzieri che hanno scoperto come il moderno macchinario favoleggiato nella domanda di contributo altro non era che un ammasso di ferraglia arrugginita e ricoperta di ragnatele, accatastata all’interno di un capannone abbandonato. Scavando ancora più a fondo, poi, nelle pagine di documenti presentati al Ministero competente per l’ottenimento dei fondi, si è scoperto che la vera truffa stava nella mole di fatture false che "gli ideatori del progetto, due consulenti romani (i Morroni, ndr), padre e figlio, a quanto pare molto conosciuti negli ambiti ministeriale, si erano fatti emettere da imprenditori compiacenti al fine di giustificare le spese che poi, puntualmente, grazie anche alla compiacenza dei funzionari della banca concessionaria e degli esperti ministeriali, venivano coperte con l’erogazione dei fondi comunitari". Finti fornitori della “Ntm” nel corso delle indagini, sono stati trovati su quasi tutto il territorio nazionale: si tratta, in buona parte, di imprenditori e professionisti noti.
La Procura della Repubblica di Lamezia Terme ha così richiesto ed ottenuto dal Gip l’emissione di misure cautelari personali e reali. Sono stati eseguiti: due obblighi di dimora nel comune di residenza nei confronti dei responsabili della “NTM”, ritenuti i principali ideatori della frode; nove obblighi di presentazione alla Pg nei confronti dei soggetti che, con l’emissione delle false fatture, hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione dell’illecito arricchimento; il sequestro della “NTM Srl” azienda ubicata nella zona industriale di Lamezia; il sequestro per equivalente del contributo indebitamente percepito e dei crediti tributari costituiti attraverso le false fatture per un totale di 6 milioni di euro.
L’operazione ha avuto luogo su tutto il territorio nazionale, in Calabria e nel Lazio, dove gravitano i principali autori della frode, ma anche in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Puglia ed ha portato al sequestro di beni mobili, immobili e conti bancari nella disponibilità degli indagati.
E’ rimasto coinvolto nell’inchiesta, tra gli altri, un professore di ruolo (Tagliaferri Vincenzo) dell'Università Torvergata: aveva dichiarato di aver redatto una presunta relazione tecnica, mai realmente prodotta, e in seguito, per coprire il misfatto agli investigatori, avrebbe "maldestramente tentato di rimaneggiare un documento copiato integralmente da varie tesi universitarie, facendolo passare senza successo per la relazione in questione".
Altro indagato, colpito da misura cautelare reale, è un noto imprenditore (Temperini) "già conosciuto all’opinione pubblica come uno degli indagati sottoposto a custodia cautelare per il buco milionario dell’Idi di Roma": amministratore di una società partecipata della stessa congregazione ecclesiastica proprietaria dell’istituto dermopatico, è risultato "tra i più assidui fornitori di fatture per operazioni inesistenti a favore dell’azienda lametina. Grazie all’estesa rete di fittizi rapporto commerciali, la Ntm era peraltro anche riuscita a costituirsi in contabilità un indebito credito d’imposta per 1,7 milioni di euro".
Procuratore Prestinenzi – “L’indagine parte dai primi accertamenti effettuati dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza, sulla società NTM, che aveva ottenuto un contributo di 10 milioni di euro,con due tranche pagate: una nel 2007 e la seconda nel 2009 per un importo complessivo di 3 milioni e 560 mila euro. Due le contestazioni: truffa pluriaggravata e un tentativo di truffa in relazione agli importi non percepiti. L’operazione illecita si può ricondurre principalmente a due persone: Paolo e Bruno Morroni, che è il padre del primo. Paolo Morroni è socio e amministratore di Ntm e riveste anche la carica di legale rappresentante di un’altra società, la Prosea. Morroni sottoscrive le richieste di erogazione delle varie quote di contributo, e lo fa attestando falsamente il sostenimento di costi mediante l’impiego di fatture emesse per operazioni inesistenti. Delibera falsi aumenti di capitale sociale nonché l’apporto di mezzi propri attraverso l’altra società (Prosea), inoltre è presente al sopralluogo del centro Hp7 attestandone la perfetta funzionalità insieme agli altri due correi. Per quanto riguarda Bruno Morroni, titolare dell’omonimo studio di consulenza e legale di un’altra società. Il suo ruolo è quello di trasmettere i documenti sottoscritti dal figlio, alla banca concessionaria,, mantenendo poi i contatti con i funzionari che consigliano poi le modifiche eventuali da apportare per ottenere le tranche di pagamento. Emettendo poi inoltre fatture per consulenze inesistenti e mai effettuate. Altri indagati che concorrono in maniera marginale sono Roberto Lingua e Tommaso Santagati, soci della società NTM, deliberano aumenti di capitale. Altri che concorrono a pieno titolo nella truffa, emettendo fatture per operazioni inesistenti: riguardano corsi di formazione mai effettuati, consulenze e forniture varie. Per quanto riguarda la posizione di Daniela Santagati concorrente nella truffa aggravata, cede un capannone di suo proprietà a Scilla, Dopo aver ricevuto il prezzo, restituisce la somma sottoforma di capitale sociale. Giacobbi (Funzionario banca concessionaria) aveva attestato, in un sopralluogo, insieme a Convertini (esperto nominato dal Ministero dello Sviluppo Economico) che il centro di lavoro HP7 era perfettamente funzionante".
"Quello che si evidenzia – sottolinea il Procuratore – sono i legami creati tra beneficiari, tra altri imprenditori compiacenti e i funzionari, sia del Ministero che della banca concessionaria. Il programma di industrializzazione, - aggiunge il Procuratore - secondo quanto attestato dalla società, doveva essere concluso per la data del 30 aprile 2009. A quella data però la società non aveva né capannoni, né macchinari. E ad oggi, non risultano cambiamenti. Tutto questo dimostra la sussistenza di truffa e raggiri e un tentativo ulteriore di truffa per quanto riguarda la cifra restante”.
Generale Antonio De Nisi, comandante provinciale della Guardia di Finanza: “Questo è un meccanismo truffaldino molto complesso, che ha portato a determinate misure cautelari ma anche al sequestro preventivo che riguardano tutti i soggetti e anche beni che non concernono direttamente questo progetto. In questo modo tuteliamo e cauteliamo lo Stato, restituendo ciò che era stato sottratto illecitamente. Con questa operazione abbiamo tolto e togliamo il vantaggio che stavano acquisendo i soggetti indagati. C’è un messaggio di legalità e di lotta all’illegalità, eliminando di fatto i vantaggi economici illeciti conseguiti dagli indagati, contrastando l’evasione fiscale, tutelando il bilancio dello Stato e quello dell’Unione Europea, con il recupero dei contributi che sono stati concessi e preservando il regolare funzionamento del mercato da alterazioni imputabili a condotte illecite. Dando la possibilità così di operare legalmente a chi ha veramente intenzione di farlo”.
Colonnello Mario Palumbo, comandante del nucleo di polizia tributaria: “La progettualità che i due principali soggetti indagati devono presentare, mira ad ottenere un contributo milionario e pertanto si devono avvalere di una fase di formazione. I due soggetti sanno fattivamente come muoversi e a chi rivolgersi. I due hanno contatti diretti con singoli soggetti all’interno del Ministero, ma non solo. C’è una compiacenza di imprenditori coinvolti su tutto il territorio a livello nazionale, ognuno dei quali ha il suo tornaconto, portando avanti un sistema di false fatturazioni. Sistema complesso perché ramificato a livello territoriale e perché prevede una pluralità di figure sia all’interno del pubblico che del privato ognuno dei quali ha un ruolo ben preciso. Questo giro di fatture false, inoltre, provocava anche un credito d’imposta quantificabile in quasi 2 milioni di euro, aggravando ulteriormente a truffa”.

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