
Lamezia Terme - Si è concluso con una condanna e un’assoluzione uno stralcio del processo scaturito dall’operazione “Lucifero” scattata nel dicembre scorso, che aveva portato all’arresto di un gruppo di persone ritenute responsabili di aver organizzato una rete di spaccio di eroina e metadone e, inoltre, adescavano clienti al Sert di Lamezia. Oggi, al tribunale lametino, nel processo celebrato con rito abbreviato, il Gup Valentina Gallo ha pronunciato la sentenza nei confronti di Rosario Franceschi dichiarandolo colpevole del reato a lui ascritto e condannandolo alla pena di 5 anni e 4 mesi di reclusione e 18mila euro oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in custodia cautelare in carcere. Il giudice ha, inoltre, disposto nei confronti di Rosario Franceschi la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni.
Il giudice Gallo ha assolto, invece, Giuseppe Campisano dal reato a lui ascritto con la formula de “il fatto non sussiste”. Campisano, difeso dagli avvocati Antonio Larussa e Pino Zofrea era accusato del reato di detenzione di eroina. Anche la moglie di Campisano, Luigina Pamela Perri, era rimasta coinvolta, in quanto ritenuta responsabile di aver aiutato il marito nella detenzione dello stupefacente. Per la donna (che rispondeva di favoreggiamento), i suoi legali hanno presentazione l’eccezione di nullità per “omessa richiesta di rinvio a giudizio”. Eccezione accolta e, quindi il proceso è stato “restituito” al pubblico ministero. Il Pm aveva chiesto per Franceschi la condanna alla pena di 6 anni di reclusione e 6mila euro di multa e per Campisano la condanna alla pena di 8 mesi e mille euro di multa. Le difese, invece, ne avevano chiesto l’assoluzione.
L’operazione, portata a termine dagli agenti della Polizia di Lamezia, della Squadra Mobile di Catanzaro insieme al Reparto Prevenzione Crimine di Vibo Valentia, era stata chiamata “Lucifero” perché le persone rimaste coinvolte avrebbero tentato e fatto ricadere nel vortice della droga coloro che stavano cercando di uscirne. Gli indagati, infatti, avevano messo in piedi un giro di spaccio di eroina, e facevano partire i loro adescamenti dal Sert, dove i tossicodipendenti arrivano una volta che decidono di uscire dal giro.
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