
Lamezia Terme – Avrebbe compiuto un secondo tentativo di estorsione Francesco Gallo, il 26enne lametino, già arrestato nel maggio scorso con la stessa accusa. Stessa zona e stesse modalità per il 26enne che, secondo gli inquirenti, avrebbe “mediante minaccia implicita di atti ritorsivi in caso di rifiuto”, intimato il titolare di un’attività commerciale a Capizzaglie, costringendolo a versare una somma di denaro a scopo estorsivo. Secondo l’accusa Gallo si sarebbe rivolto al commerciante dicendo “Vedi che ti trovi in una zona dove devi pagare qualcosa!”. Una frase che confermerebbe la volontà estorsiva del 26enne, aggravata dal fatto che l’attività commerciale si trova in una zona considerata “feudo storico della cosca di ‘ndrangheta Cerra-Torcasio-Gualtieri”.
Nel corso delle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catanzaro e da personale del Commissariato di PS di Lamezia Terme, visionando attentamente le immagini delle telecamere di videosorveglianza, è stato accertato che Gallo, nella stessa giornata e poco prima di recarsi dall'altro commercianteper avanzargli la richiesta estorsiva, si era recato presso un’altra attività imprenditoriale sempre in via dei Bizantini soffermandosi pochi istanti a parlare con un dipendente. La scena si ripeteva, nelle immagini registrate, ad alcuni giorni di distanza, quando sempre Gallo ha avvicinato il titolare dell’attività.
Da qui il forte sospetto che anche a questo commerciante Gallo avesse richiesto del denaro a scopo estorsivo, una circostanza che è stata confermata dall’escussione della vittima, che ha riferito come la pretesa fosse stata avanzata con la precisazione che il denaro sarebbe stato destinato ai soggetti che hanno influenza criminale nella zona in cui si trova l’attività commerciale.
Successivamente la segnalazione alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro (Sostituto Procuratore Elio Romano, Procuratore Aggiunto Giovanni Bombardieri e Procuratore Capo Nicola Gratteri) che ha quindi proposto al GIP l’adozione del nuovo provvedimento restrittivo a carico di Gallo. Per questo è stata quindi emanata una seconda ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip del Tribunale di Catanzaro, Pietro Scuteri, per tentata estorsione con l’aggravante dell’essere stato commesso “da persona appartenente ad una delle associazioni di cui all’art.416 bis, individuata nel clan ‘ndranghetistico Cerra-Torcasio –Gualtieri”. “Restando il fatto – si legge ancora nell’ordinanza – aggravato dalla circostanza di cui all’art.7 […] per avere agito con il fine di agevolare l’attività di una associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo persegue scopi corrispondenti a quelli dell’associazione di tipo mafioso, individuabile nel clan Cerra-Torcasio-Gualtieri di Lamezia Terme”.
Riesame: annullata associazione mafiosa per prima estorsione
Parallelamente a questa nuova ordinanza nei confronti del 26enne, che contesta nuovamente la sua appartenenza al clan, è stata emanata la sentenza del Tribunale del Riesame di Catanzaro, che si è espresso ancora in merito alla prima tentata estorsione, sempre ad un titolare di un’attività commerciale a Capizzaglie. Contro quel provvedimento, infatti, avevano presentato istanza i legali di Gallo, gli avvocati Domenico Villella e Antonio Larussa. Il Riesame ha deciso di annullare parzialmente l’ordinanza, riconoscendo la “non sussistenza dell’associazione mafiosa” perché non ha ritenuto credibili le dichiarazioni Arzente, modificando poi anche il capo estorsivo, annullando l’aggravante. Con le stesse motivazioni, il Riesame si era già espresso il 9 giugno scorso. In un secondo momento, il Gip Assunta Maiore, esaminata la richiesta di applicazione di misura cautelare depositata dal Pm il 15 giugno 2016 nei confronti di Francesco Gallo, aveva confermato l’impianto accusatorio, disponendo che il 26enne restasse in carcere per estorsione e associazione mafiosa, annullando di fatto quanto deciso dal tribunale del Riesame precedentemente.
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