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Lamezia Terme - Era stato arrestato per aver tentato di uccidere la moglie dopo un litigio e ora è sotto processo con quest’accusa. Oggi si è tenuta l’udienza di questo procedimento, che si sta celebrando con rito ordinario al Tribunale di Lamezia (presidente Maria Teresa Carè) e che vede unico imputato Pasquale Gagliardi, 54 anni. I fatti risalgono all’agosto 2014 quando, tornato a casa da Nicotera dove svolge la sua attività di giostraio, dopo un litigio nella loro abitazione a Lamezia Terme, alle palazzine Aterp in via D'Ippolito, l’uomo avrebbe accoltellato al torace la moglie per gelosia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo si era poi rifiutato di accompagnare la donna in ospedale rendendosi irreperibile per più di 24 ore. La donna si era recata in ospedale da sola, dove i sanitari le riscontrarono una ferita al torace. Successivamente ci fu la denuncia nei confronti del marito. L’uomo solo dopo si presentò in commissariato, affermando di non essersi accorto della gravità del fatto. Dalle indagini successive, però, gli agenti della Polizia lametina riscontrarono che Gagliardi era consapevole del gesto compiuto e aveva, dopo che si era presentato alla polizia, indirizzato minacce di morte ad un uomo considerato il presunto l’amante della moglie.

E a salire sul banco dei testimoni oggi, c’era proprio l’uomo che Gagliardi considerava l’amante della moglie e tre vicini di casa, intervenuti quella sera dopo aver sentito le urla provenire dalla casa dei due coniugi. Il presunto amante, rispondendo alle domande del pubblico ministero Mariagiulia Scavello e dell’avvocato Giancarlo Nicotera che difende Gagliardi, ha affermato di essere conoscente della coppia e che era stato aggredito telefonicamente dall’imputato che lo minacciava di “fargli fare la stessa fine della moglie” poiché credeva che avesse intrattenuto dei rapporti con lei. Il teste ha dichiarato di aver telefonato alla donna per sincerarsi delle sue condizioni. I vicini di casa, intervenuti quella sera per capire cosa stesse accadendo, hanno raccontato di essere stati chiamati da una signora che ha sentito delle urla provenire dall’abitazione dell’imputato e per questo è andato a controllare ma Gagliardi avrebbe affermato che era tutto apposto. La signora, inquilina del palazzo, ha confermato di averli sentiti litigare, e che la donna continuava a dire “il coltello no”, successivamente, come ha raccontato la signora, con il figlio e l’altro vicino di casa sono scesi a controllare. Racconto confermato anche dal figlio della signora, svegliato dalla madre allarmata dalle urla. Il processo è stato poi rinviato al 7 giugno quando verranno ascoltati tutti i testi della difesa e del Pm e si terranno eventuali discussioni.

C.S.

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