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Lamezia Terme – La notte tra il 9 e il 10 agosto la città è quasi vuota o, perlomeno, comincia a svuotarsi: la maggior parte delle persone sono in ferie e le strade deserte. Quasi tutti pensano alle vacanze che dovranno fare e di certo un omicidio non è proprio quello che ci si aspetta. Ma la mafia uccide anche d’estate, o solo d’estate, come dice il titolo del film di Pif.  

Ed è proprio la notte tra il 9 e il 10 agosto, infatti, che, alle tre, i carabinieri trovano il corpo dell’avvocato Francesco Pagliuso. Un mese fa. Il noto penalista stava rientrando a casa, su via Marconi, intorno alle 22:30, a bordo del suo Suv Volkswagen. Mentre il cancello del vialetto contornato da una siepe che costeggia l’arteria che collega Sambiase e Nicastro, si chiudeva alle sue spalle, un killer, entrato procurandosi un varco nella rete che delimita l’abitazione, si preparava ad esplodere alcuni colpi di pistola contro il legale 43enne. Un omicidio che ha scosso Lamezia Terme così come Soveria Mannelli, suo paese d’origine. Un omicidio senza ancora un movente, commesso da un killer ancora senza un volto.

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La mamma Rosetta, il papà Giovanni Battista, la moglie Antonella con il figlio, le sorelle Angela Rita e Antonella, i nipoti, i parenti e gli amici più stretti, alcuni colleghi e i collaboratori che lo fiancheggiavano giorno dopo giorno nello svolgere la sua professione nello studio, come nelle aule dei tribunali, si sono stretti nuovamente nel ricordo di Francesco Pagliuso nella Chiesa del Rosario dove il 12 agosto sono stati celebrati i funerali. Nel corso della messa per il trigesimo, la sorella Antonella ha letto una lettura mentre le ragazze dello studio dell'avvocato hanno letto le preghiere dei fedeli. 

I funerali, lo ricordiamo, sono stati preceduti da un momento di cordoglio nell’atrio del Tribunale dove Pagliuso svolgeva la sua professione. Forti le parole del Presidente Brattoli durante la camera ardente: “Come infame è stato chi ha ucciso, infame è chi pone in dubbio la sua specchiata integrità morale. Se tra di voi c’è qualcuno che ha questo pensiero deve fare i conti con la sua coscienza” aveva tuonato nell’atrio del Tribunale.

Erano le 22:30 del 9 agosto; il corpo fu trovato alle 3 di notte del 10 agosto dai carabinieri dopo la segnalazione di una persona a lui vicina che non riusciva a contattarlo telefonicamente; tre i colpi di pistola, alla testa e al collo, che hanno ucciso l’avvocato; un killer l’ha aspettato nel cortile della sua abitazione; forse un complice lo ha atteso fuori; dall’autopsia è emerso che a sparare potrebbe essere stata una persona di almeno 1,80 cm d'altezza; sulla scena del delitto non sarebbero stati trovati i bossoli; il killer avrebbe sparato con un revolver; le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso la scena ma le immagini non sarebbero nitide; il fascicolo sull’omicidio è passato dopo pochi giorni alla Dda di Catanzaro nelle mani del procuratore Vicario di Catanzaro Giovanni Bombardieri, a seguire le indagini sono i Carabinieri del reparto operativo provinciale di Catanzaro; chiaro, quindi, dovrebbe essere lo stampo mafioso dell’agguato. Questi i punti cardine di una storia che rimane ancora un mistero. Diverse le piste che potrebbero essere seguite dagli inquirenti in questa vicenda: Pagliuso, infatti, non era solo un noto avvocato ma aveva anche interessi imprenditoriali e, probabilmente, anche su questo potrebbero orientarsi le indagini. 

R.V.

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