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Catanzaro – Nel mese di ottobre una donna ha presentato denuncia nei confronti dell’ex marito raccontando le vessazioni continue, di natura psicologica oltre che nella forma di aggressioni fisiche e verbali, perpetrate da parte dell’uomo nei suoi confronti e nei confronti del loro figlio minorenne. Ieri, personale del Commissariato di Catanzaro Lido ha dato esecuzione alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa con relativo divieto di comunicazione con la stessa nei confronti di F.A., di 42 anni, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro su richiesta della locale Procura della Repubblica presso il Tribunale.

L’uomo, secondo quanto emerso dalle indagini, aggrediva verbalmente la moglie svilendo il suo ruolo di madre e di moglie, minacciandola, anche di morte e, in un paio di occasioni, l’avrebbe aggredita fisicamente colpendola con un pugno e strattonandola, causandole lesioni personali giudicate guaribili in giorni sette. La tempestava quotidianamente di messaggi denigratori, rivolti a lei ed alle sue amiche più strette, provocandole uno stato di ansia e di turbamento. Inoltre, la seguiva dovunque andasse, interferendo nella sua sfera di relazioni ed avvicinando persino il suo nuovo compagno, presentandosi sotto l’abitazione dello stesso e chiamandolo più volte sul telefono cellulare. Tale comportamento violento e aggressivo sarebbe stato posto in essere anche nei confronti del loro figlio di anni quattro, il quale veniva continuamente insultato e umiliato dal padre, tanto da costringerlo ad avviare un percorso di cura neuro-psichiatrico. Il bambino, inoltre, assisteva a quasi tutte le condotte perpetrate dal padre nei confronti della madre. In un’occasione, il padre abbandonava il bambino in balia di un pipistrello, dandosi alla fuga e scatenando il suo pianto disperato, mettendone così a rischio l’incolumità fisica. Considerata la gravità dei fatti esposti, personale del Commissariato Lido, dopo aver svolto minuziose indagini, deferiva il nominato in oggetto alla locale Procura della Repubblica, che richiedeva ed otteneva la misura cautelare a cui F.A. veniva sottoposto.

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