
Reggio Calabria - I carabinieri hanno notificato in varie province d'Italia 35 mandati di custodia cautelare in carcere, su ordine del gip distrettuale di Reggio Calabria. La misura, proposta dalla Procura della Repubblica diretta da Giuseppe Borrelli, riguarda personaggi legati alla cosca di ‘ndrangheta ‘Alvaro’, di Sinopoli (Reggio Calabria), ai quali vengono altresì contestati reati in materia di traffico di stupefacenti, detenzione di armi, tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati, per un totale di 47 capi di imputazione.
Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, sono state eseguite dalla compagnia dei carabinieri di Palmi e dal nucleo investigativo dei carabinieri di Gioia Tauro, che hanno fatto emergere le filiere dei traffici di droga organizzati da un gruppo criminale dedito al narcotraffico con base a Sinopoli e Sant'Eufemia d’Aspromonte: da quella di importazione dall'estero di ingenti carichi da quelle successive di stoccaggio, trasporto e rivendita dello stupefacente. L’organizzazione, per comunicare, si serviva di chat criptate acquisite da una piattaforma, da cui sarebbe emerso un vasto sistema organizzato finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, sviluppatosi tra il 2020 e il 2021, orchestrato da un gruppo criminale al cui vertice figurerebbero due soggetti, all'epoca detenuti e tra loro compagni di cella, i quali sarebbero stati coadiuvati da loro stretti congiunti che ne avrebbero proseguito l'attività all'esterno del carcere. Secondo quanto, allo stato, ritenuto nel provvedimento cautelare, sono emerse attività relative a numerose operazioni di importazione di droga dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, alcune consumate e altre, invece, sventate da sequestri delle forze di Polizia con un volume complessivo di traffici ricostruiti di oltre 300 kg di sostanza stupefacente, prevalentemente di tipo cocaina; in tale contesto, le operazioni investigative hanno interessato anche alcuni portuali impiegati presso lo stesso porto, che avrebbero operato a disposizione del gruppo criminale per l'esfiltrazione dello stupefacente.
I carabinieri, inoltre, hanno ricostruito la rete dei corrieri e delle staffette a cui spettava il compito di distribuire la cocaina, che in parte restava in Calabria, e il resto veniva destinato in altre aree del Paese. Per le consegne, il gruppo criminale avrebbe fatto ricorso ad autonoleggiatori compiacenti che avrebbero fornito i veicoli per i trasporti di stupefacenti operati da corrieri insospettabili. L'associazione – secondo gli inquirenti - avrebbe avuto altresì la disponibilità di armi "e la propensione all'utilizzo della violenza nella gestione degli affari". Nel provvedimento cautelare, infatti, viene ricostruito un tentativo di sequestrare, nel corso di una consegna simulata di stupefacente, uno degli acquirenti palermitani reo di non avere saldato una precedente fornitura, evento che sarebbe stato sventato dalle attività investigative svolte dalla polizia giudiziaria. Nel corso dell'indagine, ancora, tra il settembre 2023 e il marzo 2024, quattro corrieri sono stati arrestati in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio con il sequestro di oltre 25 chilogrammi cocaina pura in totale. Nel provvedimento cautelare viene anche contestata ai membri principali dell'associazione la circostanza aggravante di cui all'art. 416 bis 1 c.p., sia sotto il profilo del metodo mafioso utilizzato che sotto quello della finalità perseguita di agevolare la cosca Alvaro. L'esistenza della cosca Alvaro e il suo ruolo centrale nell'associazione criminale denominata "'ndrangheta" è oggetto di diversi provvedimenti che appartengono al notorio giudiziario e che fotografano un arco di tempo pluridecennale nel corso del quale si è manifestata una continuativa signoria della 'ndrina e dei complici nel territorio di Sinopoli e limitrofi.
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