
Reggio Calabria, 10 ottobre - Bruno De Caria, direttore operativo della Leonia, municipalizzata del Comune di Reggio per la raccolta dei rifiuti, è stato arrestato nel corso di un'operazione della guardia di finanza e della polizia contro la cosca di 'ndrangheta dei Fontana. L'operazione, condotta dal Gico del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, è finalizzata all'esecuzione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip su richiesta della Dda reggina, nei confronti di altrettanti presunti affiliati alla cosca operante nel quartiere Archi di Reggio Calabria. Contestualmente agli arresti, Guardia di finanza e Polizia, stanno provvedendo anche al sequestro di beni mobili, immobili e società commerciali che secondo l'accusa sono riconducibili alla cosca Fontana, per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro. Inoltre sono in atto perquisizioni a Reggio Calabria, Roma ed in Toscana. De Caria é accusato di associazione mafiosa. Secondo l'accusa De Caria, grazie al suo ruolo, avrebbe favorito l'infiltrazione della cosca nella municipalizzata. Tra gli altri arrestati figurano il boss Giovanni Fontana, i suoi quattro figli Giandomenico, Francesco, Giuseppe e Antonino e le mogli di due di questi.
L'affare passava dalla manutenzione dei mezzi
La manutenzione dei mezzi meccanici della società Leonia, partecipata del Comune di Reggio Calabria, era il vero e proprio affare della cosca della 'ndrangheta Fontana. E' quanto emerso dalle indagini di polizia e Guardia di Finanza. La famiglia Fontana è titolare della società Semac alla quale è stata affidata la manutenzione dei mezzi della Leonia. La manutenzione dei mezzi, secondo gli investigatori, ha garantito alla cosca Fontana un costante flusso di denaro. I collaboratori di giustizia sostengono che il denaro ricavato dall'attività era diventato un 'fondo cassa' a disposizione delle cosche reggine. Una sorta di "rimessa di denaro contante" proveniente dall'acquisto sovra stimato di pezzi di ricambio e componenti meccanici dei mezzi utilizzati nel 'Comparto rifiuti' che, attraverso un sistema di fatture gonfiate, venivano sostituiti dalla Semac con assoluta facilità e senza una preventiva autorizzazione della Leonia, registrando altissimi costi aziendali.
Pentiti hanno svelato sistema fatture gonfiate
Tre collaboratori di giustizia, Nino Lo Giudice, Roberto Moio e Consolato Villani, hanno svelato il sistema di fatture gonfiate utilizzato dalle cosche della 'ndrangheta nella società Leonia. I tre pentiti sono state sentiti in diverse occasioni dai magistrati della Dda di Reggio Calabria e le loro dichiarazioni sono state poi riscontrate attraverso una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Durante gli interrogatori i collaboratori di giustizia hanno raccontato anche vicende relative alla società. Verso la fine del 2007 e gli inizi del 2008, la società Leonia è stata, secondo i pentiti, al centro di un passaggio storico di consegne che ha segnato la fine del 'governo' della cosca Fontana con il subentro delle famiglie De Stefano-Tegano-Condello. Secondo quanto riferito da Nino Lo Giudice e da Consolato Villani, per volere di Pasquale Condello, Giovanni Fontana e la sua cosca non doveva 'prendere niente' perché aveva già avuto la "manutenzione della Leonia" e nonostante ciò "non dava conto a nessuno" motivo per cui, a seguito di una riunione tra Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Giovanni Tegano fu deciso di agire nei confronti di Giovanni Fontana attraverso alcune intimidazioni ai compattatori della società. In particolare gli episodi avvennero il 9, 13 e 16 gennaio del 2008.
© RIPRODUZIONE RISERVATA