
Reggio Calabria- I carabinieri del Ros, con il supporto in fase esecutiva dei comandi provinciali di Ancona, Reggio Calabria, Catanzaro, Brescia, Napoli, Torino, Pesaro, Vibo Valentia e del Gruppo intervento speciale (Gis), stanno eseguendo due provvedimenti di fermo emessi dalle Dda di Ancona e Reggio Calabria. Destinatari dei provvedimenti sono quattro soggetti indiziati di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, omicidio e detenzione illegale di armi, reati questi ultimi aggravati dall'aver commesso il fatto al fine di agevolare l'associazione di tipo mafioso denominata 'ndrangheta.
Sono ritenuti al servizio della cosca Crea di Rizziconi i soggetti sottoposti a fermo dai carabinieri del Ros nell'inchiesta coordinata dalle Procure antimafia di Ancona e Reggio Calabria che hanno fatto luce sull'omicidio di Marcello Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Bruzzese. La "vendetta trasversale" della cosca di 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro si è consumata il giorno di Natale del 2018. Gli uomini del clan hanno agito conoscendo la località protetta dove risiedevano i familiari del pentito Bruzzese. I sicari incappucciati hanno atteso Marcello Bruzzese fuori dalla sua abitazione, nel centro storico di Pesaro, in via Bovio, sparandogli contro un intero caricatore con una pistola automatica calibro 9.I dettagli delle due operazioni verranno forniti nel corso di due conferenze stampa in programma alle 11 nella biblioteca del Tribunale di Ancona e al Comando provinciale carabinieri di Reggio Calabria.
Omicidio fratello pentito vendetta trasversale
Minuziosi e ripetuti sopralluoghi per studiare le abitudini della vittima, adottando documenti falsi e una serie di accorgimenti per impedire la propria identificazione, monitoraggio anche ai fratelli dell'obiettivo e, per ultimo, tentativi di contatto sul web tramite falsi account. E' quello che hanno fatto, secondo le Dda di Ancona e Reggio Calabria, le persone fermate stamani dai carabinieri del Ros ritenute responsabili dell'omicidio di Marcello Bruzzese, ucciso il 25 dicembre 2018 a Pesaro dove viveva in località protetta essendo fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Biagio Bruzzese. Due i provvedimenti di fermo emessi dalle Procure nei confronti di 4 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, porto e detenzione illegale di armi, reati questi ultimi aggravati dall'aver commesso i fatti al fine di agevolare la 'ndrangheta. Le indagini sono state avviate dalla Dda di Ancona dopo l'omicidio di Bruzzese. Il fratello Girolamo un tempo era organico alla cosca Crea di Rizziconi dalla quale si era dissociato nel 2003 dopo aver attentato, nell'ottobre dello stesso anno, alla vita del boss Teodoro Crea.
Le indagini dei carabinieri del Ros hanno consentito di identificare Michelangelo Tripodi che, assieme ad altri due indagati, Rocco Versace e Francesco Candiloro, fermati dalla Dda di Ancona, è ritenuto uno degli organizzatori ed esecutori materiali del delitto Bruzzese. Le indagini a Reggio Calabria sono state coordinate dal procuratore Giovanni Bombardieri, dall'aggiunto Gaetano Paci e dal pm Francesco Ponzetta. I pm reggini, in sinergia e raccordo operativo con la Dda di Ancona, hanno completato il quadro ricostruttivo in quanto collocano Michelangelo Tripodi nel contesto mafioso calabrese. Raggiunto dal fermo della Dda di Reggio, l'indagato è ritenuto uomo di fiducia di Domenico Crea di 39 anni, esponente di vertice della cosca di Rizziconi. L'altro fermato dalla Procura di Reggio è Vincenzo Larosa. Secondo gli inquirenti, i fermati stavano pianificando più omicidi nell'interesse di Domenico Crea, anche come ritorsione per la sentenza emessa il 12 dicembre 2020 dalla Corte di appello di Reggio Calabria che ha condannato il boss Teodoro Crea, il figlio Giuseppe e Antonio Crea. Nelle intercettazioni si fa riferimento a progetti di attentati con il bazooka o con esplosivo che sarebbe servito per far saltare in aria un'auto blindata. L'omicidio Bruzzese, secondo i pm, è stata una vendetta trasversale, a distanza di 15 anni, della cosca per la decisione assunta da Girolamo Crea di collaborare con la giustizia nel 2003 e così facendo la cosca voleva dimostrare la sua operatività e capacità di intimidazione per scoraggiare ulteriori collaborazioni. Contestualmente alle Procure di Reggio e Ancona, la Dda di Brescia ha emesso altri provvedimenti precautelari che riguardano lo stesso contesto investigativo. I tre uffici giudiziari sono stati coordinati dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Pm, "avevano armi guerra, pronti altri delitti"
"Due dei fermati erano pronti a commettere altri episodi delittuosi con la disponibilità di armi da guerra inquietanti. Stavano pianificando un altro delitto di un altro testimone di giustizia che aveva reso testimonianze". Lo ha rivelato, la procuratrice distrettuale antimafia delle Marche, Monica Garulli, durante una conferenza stampa dopo i fermi per l'omicidio di Marcello Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Biagio Girolamo Bruzzese, commesso il giorno di Natale del 2018. L'urgenza a intervenire con i fermi è stata necessaria, ha spiegato, "per acquisire elementi investigativi arrivati anche dall'estero che evocavano uno scenario grave". I fermati sono Michelangelo Tripodi, 43 anni e Francesco Candiloro, 42 anni, accusati di essere gli autori materiali dell'omicidio di Bruzzese, ucciso con venti colpi di pistola; Rocco Versace, 54 anni, invece, sarebbe loro complice. Dalle indagini, ha riferito Garulli, "è emersa una lunga pianificazione del delitto. Le stesse persone sono state immortalate sempre da filmati a bordo di due auto le cui targhe però erano state clonate. I sopralluoghi nei luoghi di residenza della vittima e dei suoi parenti erano iniziati a novembre, tutti per colpire il collaboratore". I filmati delle telecamere di videosorveglianza di Pesaro avevano immortalato i due volti maschili, anche se con volto travisato, in centro in prossimità della casa della vittima. Erano a piedi e anche in auto, il giorno dell'omicidio e in quelli precedenti. Era una "giovane cosca" quella alla quale i soggetti fermati avevano dato vita, con i vertici 'Crea' in carcere, secondo la procuratrice, in base alle indagini condotte; i fermati sono stati trasferiti in carcere tra Vibo Valentia, Reggio Calabria e Brescia. Per il delitto "la causale va identificata - ha spiegato Garulli - nella volontà di riaffermare la capacità intimidatoria della cosca madre, in territorio lontano e a distanza di tempo visto che il dibattimento per il processo ai Crea si è concluso nel 2018; e anche a scoraggiare altre collaborazioni 'di famiglia'".
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