
Reggio Calabria - Beni per un valore di 21 milioni di euro, tra cui tre ville una delle quali di lusso in Austria, riconducibili ad affiliati ad esponenti della cosca Pesce della 'ndrangheta, sono stati sequestrati e contestualmente confiscati dal Comando provinciale di Reggio Calabria della Guardia di finanza, coadiuvato dallo Scico di Roma, a conclusione di indagini coordinate dalla Dda reggina. Il sequestro-confisca è stato fatto, nell'ambito di un'operazione denominata "Total-reset", in esecuzione di 12 decreti emessi dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria.
Dalle indagini, secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, è emersa l'evidente sproporzione tra i redditi dichiarati dalle persone indagate e dai componenti dei rispettivi nuclei familiari in rapporto agli ingenti investimenti effettuati e alle acquisizioni patrimoniali a loro riconducibili. In particolare, sono state confiscate quattro società, compreso il loro patrimonio aziendale, operanti nel settore agricolo e dei trasporti; oltre 25 mila metri quadri di appezzamenti di terreno, coltivati ad agrumeto e frutteto; 13 fabbricati, tra i quali spiccano le tre ville di pregio, di cui una ubicata in Baden bei Wien, capoluogo dell'omonimo distretto austriaco, situato a sud-ovest di Vienna e plurimi rapporti finanziari di carattere bancario, postale ed assicurativo. Secondo la Guardia di finanza, "l'operazione, frutto di uno stretto coordinamento tra le magistrature italiana e austriaca, si caratterizza per il fatto di rappresentare uno dei primi casi, a livello internazionale, di richiesta di confisca ad un'autorità giudiziaria estera, scaturita da una misura di prevenzione patrimoniale prevista dalla legislazione italiana".

Sorveglianza speciale a tesoriere cosca
Quattordici provvedimenti di sorveglianza speciale di ps con obbligo di soggiorno nel comune di residenza sono stati notificati dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dal Servizio centrale investigazione criminalità organizzata ad altrettanti presunti esponenti di spicco della cosca Pesce di Rosarno, contestualmente al sequestro ed alla confisca di beni per 21 milioni di euro. Tra i destinatari del provvedimento figura anche Claudio Lucia, 50 anni, indicato dagli investigatori come il responsabile della cosca per gli investimenti in Lombardia e all'estero, nonché tesoriere e liquidatore delle spese legali per conto del gruppo Ferraro legato agli stessi Pesce. Lucia è attualmente detenuto dopo essere stato arrestato 10 marzo 2011 in Spagna dove si era rifugiato per sfuggire ad un provvedimento di cattura dovendo scontare una condanna a 17 anni e 10 mesi di reclusione. Su di lui si sono incentrate le attenzioni del Gico della finanza di Reggio Calabria vista la sua proiezione transnazionale. E proprio grazie a queste indagini, i finanzieri, grazie al coordinamento internazionale tra l'Autorità giudiziaria austriaca e la Dda locale Procura Distrettuale Antimafia hanno potuto sequestrare e confiscare una prestigiosa villa di oltre 300 metri quadrati situata nell'area residenziale del comprensorio di Baden nella bassa Austria.
Si tratta, ha riferito la Guardia di finanza, di uno dei pochissimi casi a livello internazionale di applicazione da parte di una Autorità giudiziaria estera di una misura di prevenzione patrimoniale prevista dalla legislazione italiana. A dimostrazione delle enormi possibilità economiche e finanziarie del clan Pesce e del ruolo di "tesoriere della filiale lombarda" di Claudio Lucia, gli investigatori hanno accertato che l'uomo e la moglie avevano la disponibilità di varie carte di credito tra le quali la particolare "American express centurion", conosciuta anche come "carta nera" o "black", rilasciata solitamente a clienti particolarmente facoltosi e con disponibilità nell'ordine di milioni di euro. Infatti, nel corso delle indagini condotte in collaborazione con la polizia criminale austriaca di Molding, è emerso che Lucia, all'inizio del 2009, aveva acquistato in contanti la villa di Baden per un milione e di avere fatto lavori di ristrutturazione per 1,5 milioni pagandoli sempre in contanti.
REAZIONI
Messina (Idv), beni confiscati siano riutilizzati
"Il sequestro e la confisca ad esponenti della ndrangheta di beni per 21 milioni di euro operati dal Comando provinciale di Reggio Calabria della Guardia di finanza a conclusione di indagini coordinate dalla Dda, è una buona notizia per la quale esprimiamo il più vivo compiacimento". Lo afferma in una nota il segretario nazionale dell'Italia dei Valori Ignazio Messina. "Ora, però, per chiudere il ciclo - aggiunge - di un completo processo di affermazione della legalità sul territorio occorre che questi beni, una volta acquisiti dallo Stato, vengano realmente riutilizzati a favore della comunità". Messina ha ricordato come il suo partito abbia presentato una apposita proposta di legge "per chiedere, tra le altre cose, un rafforzamento dell'Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, fondamentale strumento per l'amministrazione di un patrimonio sempre più esteso; la consegna ad enti locali e associazioni, che ne facciano richiesta in tempi rapidi, dei beni congeniali alle loro attività; la vendita dei beni mobili e di quelli immobili non richiesti; un regime agile e certo di gestione delle più di 1700 aziende confiscate. Tutto ciò - ha concluso Messina - a dimostrazione che lo Stato e la legalità funzionano più della criminalità organizzata".
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