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Reggio Calabria - La Dia di Reggio Calabria ed i Carabinieri, con il coordinamento della Dda, stanno eseguendo un provvedimento di confisca di beni per 150 milioni di euro nei confronti del boss della 'ndrangheta Rocco Musolino, morto nei mesi scorsi a 88 anni. Musolino era sospettato di essere un affiliato di spicco della 'ndrangheta, capo del 'locale' di Santo Stefano d'Aspromonte ed esponente della cosca Serraino. I beni confiscati consistono in 338 immobili e compendi societari e finanziari.

L'operazione è eseguita dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria e dell’Arma dei Carabinieri, sulla base delle direttive della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria retta dal Procuratore Capo Federico Cafiero De Raho. Musolino, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, ha esercitato la propria attività imprenditoriale nel settore boschivo sfruttando i legami con la ‘ndrangheta, che gli hanno consentito di espandersi ed agire indisturbato fino a raggiungere una posizione di sostanziale monopolio, avvalendosi di modalità di sopraffazione e intimidazione tipiche dell’impresa mafiosa, nonché sfruttando le cointeressenze in tutti gli altri settori del mondo politico, economico ed istituzionale. Sul conto di Musolino, inoltre, sono state rese dichiarazioni da collaboratori di giustizia, che lo indicavano quale personaggio di estrema importanza nell’ambito della cosca Serraino, ove avrebbe esplicato funzioni di vertice.

Il provvedimento di confisca ha riguardato i seguenti beni:

  • Impresa individuale Musolino Rocco di Francesco, con sede legale in Santo Stefano in Aspromonte (RC), operante nel settore dell’industria boschiva;
  • quote sociali e patrimonio aziendale della Maius Immobiliare Srl, con sede in Reggio Calabria,  avente per oggetto “la compravendita e locazione di beni immobili propri con esclusione di ogni attività di agenzia immobiliare”, e con un patrimonio sociale ricomprendente 19 immobili, tra appartamenti, depositi e cantine, ubicati a Reggio Calabria, Condofuri e Santo Stefano d’Aspromonte;
  • nr. 101 fabbricati, tra appartamenti, villette, autorimesse, magazzini e locali commerciali, siti nella provincia di Reggio Calabria e nella città di Roma; tra questi spicca un pregiatissimo immobile sito in via Castello di Reggio Calabria, adibito a sede di istituto di credito e di agenzie assicurative, 4 villette di notevole valore residenziale nel comune di Santo Stefano di Aspromonte ed un appartamento di notevolissimo pregio in Piazza dei Re di Roma nella capitale;  
  • nr. 218 appezzamenti di terreno agricoli, per un’estensione complessiva di oltre 800 ettari, siti nella provincia di Reggio Calabria e, principalmente, nei comuni di Santo Stefano di Aspromonte e di Molochio;
  • numerosi rapporti finanziari, tra conti correnti, polizze assicurative e depositi titoli, per un valore stimato in oltre 7 milioni di euro.

Il valore dei beni sottoposti a confisca ammonta a 153.150.000 euro.

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De Raho: un risultato straordinario

"È un risultato straordinario, non solo per l'entità della confisca e per lo spessore del personaggio, mai condannato nel passato, ma perché frutto di un lavoro che ha messo a dura prova il Tribunale delle Misure di prevenzione, che necessita urgentemente di un potenziamento degli organici". Lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, incontrando i giornalisti per illustrare i particolari dell'operazione compiuta da Dia e carabinieri che ha portato alla confisca dei beni di proprietà dell'imprenditore boschivo, Rocco Musolino, conosciuto come il 're della montagna'.

"Se lo Stato vuole davvero combattere la 'ndrangheta - ha sottolineato Cafiero de Raho - urge ripristinare gli organici del Tribunale di prevenzione, tenuto conto che dai circa 45 provvedimenti iscritti nel primo semestre dello scorso anno, siamo giunti agli oltre 240 del 2015, cifre che si commentano da sole e che certificano le difficoltà dei colleghi che operano in quel settore così delicato". I beni confiscati, per un valore complessivo di 150 milioni di euro, sono un'impresa operante nel settore dell'industria boschiva; quote sociali e patrimonio aziendale della Maius immobiliare di Reggio Calabria; 101 fabbricati, tra appartamenti, villette, autorimesse, magazzini e locali commerciali tra la provincia di Reggio Calabria e Roma; 218 appezzamenti di terreno agricoli; conti correnti, polizze assicurative e depositi titoli.

"Rocco Musolino - ha detto ancora de Raho - è un esempio di imprenditore capace di penetrare le pubbliche amministrazioni, essendo stato vicesindaco di Santo Stefano in Aspromonte, e, in numerose inchieste, indicato come referente di esponenti delle pubbliche istituzioni, sebbene manchi una sentenza di condanna". Di lui, nel frattempo deceduto, parlano i pentiti Barreca, Lauro e Zavettieri, indicandolo come uno dei pilastri di un quadrilatero criminale composto anche da Francesco Antonio Gioffrè 'u brachetta', di Sinopoli; Giuseppe Antonio Italiano, di Delianuova, e 'don' Antonio Nirta, uno dei boss di San Luca, tutti deceduti. Morto nella sua casa di Reggio Calabria lo scorso 12 giugno, Rocco Musolino viene indicato come uno tra i capi più potenti della criminalità organizzata calabrese.

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