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Torino - Era già stato condannato, in primo grado, a 10 anni e 6 mesi di reclusione nell’ambito del processo “Minotauro”, quale affiliato all’ndrangheta di Natile di Careri a Torino, N.F., 62enne calabrese trapiantato nel capoluogo piemontese, in attesa del giudizio definitivo, sottoposto dal Tribunale di Torino alla sorveglianza speciale, per ottenere la revoca della misura di prevenzione, aveva provato a dimostrare di essere stato assunto, a tempo indeterminato, da un’attiva cooperativa di servizi operante nella città della Mole, presso la quale aveva dichiarato di svolgere quotidianamente otto ore di lavoro. Infatti aveva esibito all’Autorità giudiziaria tutta la documentazione amministrativo-contabile e, in seguito, aveva ribadito di persona, durante l’udienza dinanzi ai Giudici d’appello di svolgere un’onesta attività lavorativa.

Alla luce dei trascorsi giudiziari dell’uomo, le fiamme gialle hanno avviato nuove indagini, al termine delle quali è emerso che la cooperativa in questione era parte di un gruppo di imprese, anch’esse operanti nel settore della prestazione dei servizi, tutte intestate a prestanome nullatenenti, ma concretamente gestite da A.M., 56enne torinese, e B.B.M., 44enne calabrese, residente nel capoluogo piemontese. I due amministratori “di fatto”, senza mai comparire ufficialmente, si sono prodigati per procurare a N.F. la fittizia assunzione in una cooperative, in modo da consentirgli di ottenere una sentenza favorevole in secondo grado. Il servizio fornito era “chiavi in mano” e prevedeva la sottoscrizione del contratto di lavoro per 8 ore giornaliere, le comunicazioni al Centro per l’impiego, il rilascio della busta-paga mensile e finanche la predisposizione di falsi fogli-presenza giornalieri.

I pedinamenti effettuati dai finanzieri hanno dimostrato, infatti, che mentre N.F. risultava formalmente al lavoro, di fatto, si trovava altrove, presso bar, locali pubblici, centri commerciali ovvero a passeggio in compagnia di conoscenti. Nel corso dell’operazione che si è svolta questa mattina, 50 militari del Nucleo Polizia Tributaria Torino hanno quindi eseguito, nei confronti di tutti e tre gli uomini, un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale, dott.ssa Daniela Rispoli, per il reato di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’Autorità Giudiziaria. Contestualmente, sono state effettuate 12 perquisizioni presso le abitazioni degli uomini e presso le sedi di tutte le imprese coinvolte, sottoponendo a sequestro documenti e computer. Sono in corso accertamenti relativi alla posizione degli altri lavoratori assunti dalle cooperative in questione, ed è emerso che dei 160 lavoranti formalmente assunti, ben 77 avevano precedenti penali per le più varie tipologie di reato.

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