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alfonso_roberto-bologna.jpgBologna - Dall'avviso di fine indagine dell'inchiesta di 'Ndrangheta 'Aemilia', con circa 200 capi di imputazione, emerge "un quadro molto allarmante, che abbiamo sintetizzato nel provvedimento". Lo ha detto il , illustrando i contenuti dell'atto, in notifica a 224 persone. Ora c'è il problema dell'aula per la maxi-udienza preliminare: "Se il ministero dovesse proporci una soluzione idonea, alternativa a Bologna, non avrei difficoltà ad aderire", ha spiegato Alfonso.

Dopo aver valutato alcune ipotesi a Bologna, la conclusione è stata che non c'è in città una struttura adatta, in grado di garantire misure di sicurezza e l'agibilità all'udienza, dove sono attese almeno 400 persone tra imputati e avvocati. E che sistemare e attrezzare 'ex novo' uno spazio, che poi andrebbe utilizzato solo per qualche mese, il tempo della 'preliminare' (il dibattimento si farà a Reggio Emilia) costerebbe troppo. "Il ministero ci ha fatto sapere - ha detto Alfonso - che ha difficoltà a reperire risorse. Bisogna quindi tenere conto della situazione del Paese, delle ristrettezze finanziarie e venire incontro a queste esigenze". C'è poi la questione che l'udienza va conclusa entro gennaio, quando scadono i termini delle custodie cautelari. "In due o tre mesi a Bologna non si risolve il problema dell'aula", ha aggiunto Alfonso, ipotizzando Firenze o Milano come possibili destinazioni. E rispetto a chi, come il presidente del tribunale Francesco Scutellari, aveva parlato di un danno per l'immagine della città, Alfonso ha fatto notare la necessità di "essere realisti. Tra settembre e gennaio l'udienza preliminare va celebrata. Quello che mi interessa è che il processo vada a buon fine, c'è un impegno verso la collettività". Il resto "è un problema che per noi non si pone. Il mio problema è il codice e intendo rispettarlo fino alla fine".

 

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