
Reggio Calabria - Nino Lo Giudice, scomparso mercoledì, ha scritto una lettera all' avvocato Calabrese. La missiva è stata consegnata al penalista dal figlio Giuseppe ed è stata spedita da una località del centro Italia. Essa è stata depositata stamattina nel corso del processo Meta contro le cosche reggine. Il contenuto della lettera è stato secretato. Al suo interno Lo Giudice scrive di voler ritrattare tutte le accuse, perchè frutto, dice, ''di pressioni di alcuni magistrati della Dda''. Dopo che si è appreso della lettera di Lo Giudice, nell'aula bunker del Tribunale sono arrivati i Procuratori della Repubblica aggiunti Michele Prestipino ed Ottavio Sferlazza, che hanno preso visione della missiva ed avvertito il Procuratore della Repubblica, Federico Cafiero De Raho. Nella lettera Lo Giudice chiede anche di non essere cercato. "Tanto - dice - non mi troverete mai". Quando è scomparso mercoledì scorso, l' uomo si trovava nella località protetta dove stava scontando, agli arresti domiciliari, la condanna a sei anni e quattro mesi, comminatagli per gli attentati alla Procura generale di Reggio ed alla casa del pg Di Landro, di cui si era autoaccusato ed ai quali, adesso, si dice estraneo.
"Il pentito Lo Giudice si dice manovrato da una 'cricca di burattinai', un gruppo di magistrati impegnati in una guerra tra due opposte fazioni". Lo ha detto, incontrando i giornalisti, l'avvocato Giuseppe Nardo, al quale Lo Giudice ha fatto pervenire lo stesso plico che aveva fatto consegnare, nell'aula del Tribunale di Reggio Calabria, ad un altro penalista. "Nel memoriale di Lo Giudice - ha aggiunto Nardo - sono indicati i nomi dei magistrati Pignatone, Ronchi e Prestipino e del funzionario di polizia Cortese".
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