
Roma - Una maxi confisca di beni da 324 milioni di euro è in corso di esecuzione, da parte del personale della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di V.O., 62enne, imprenditore del settore oleario con interessi anche nei comparti alberghiero, immobiliare e dei servizi in Calabria (in particolare nella piana di Gioia Tauro e nella provincia di Catanzaro), ma anche in Abruzzo e in Toscana. L'intero capitale sottoposto a confisca, stimato in oltre 324 milioni di euro, è costituito dal patrimonio aziendale e societario di numerose società, immobili, autoveicoli e rapporti finanziari.
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V.O. è figlio del defunto M.G.O., 88 anni, socio, insieme al fratello di 51 anni, in diverse iniziative imprenditoriali, avviate dai primi anni ’80, e culminate con la costituzione di un vero e proprio impero imprenditoriale, le cui attività, partendo dal settore oleario, si sono diversificate nel tempo soprattutto in quello alberghiero di lusso.
Lo stesso, in passato, è stato coinvolto in diversi procedimenti penali per la commissione di reati associativi finalizzati alla commissione di truffe aggravate, frode in commercio, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, i quali si sono conclusi con provvedimenti di prescrizione o amnistia. Di recente, è stato arrestato per i reati di associazione a delinquere, truffa aggravata ed altro, in ordine all’indebita percezione di contributi erogati a favore di aziende facenti parte del suo Gruppo imprenditoriale.Nell’odierno provvedimento, per i Giudici del Tribunale reggino i motivi fondanti della confisca, più che quelli riguardanti la sproporzione tra i redditi dichiarati e percepiti, comunque sussistente, sono stati gli indizi sull’ingente patrimonio da lui accumulato nel tempo, considerato frutto di attività imprenditoriale illecita.
La misura ablativa, in sostanza, ha riguardato: 15 società (di cui è stata disposta la confisca della sola quota dell’imprenditore), 88 immobili, 7 autoveicoli, 385 titoli comunitari (aiuti all’agricoltura) - che danno diritto a percepire dall’AGEA la somma di circa 1,6 milioni di euro annui - e svariati conti correnti societari e personali. Le aziende confiscate - precisano dalla DIA - proseguono ora la loro attività con appositi amministratori giudiziari nominati dall’A.G. procedente.
O., destinatario dei provvedimenti della magistratura calabrese è fratello di A.O., che da moltissimi anni risiede a Giulianova (Teramo) e che sotto la gestione del commendator Pietro Scibilia (scomparso il 20 gennaio del 2013), fra il 1987 e il 1989 e poi tra il 1991 e il 2004, è stato il numero due del Pescara Calcio. A.O., era legato alla famiglia Scibilia in quanto marito di una delle figlie dell'ex patron biancazzurro. V.O., non ha invece mai avuto ruoli o incarichi operativi nella società biancazzurra e non ne ha mai fatto parte. Tale famiglia in Abruzzo conta interessi soprattutto nel campo alberghiero. A.O., che oggi preferisce non rilasciare dichiarazioni, risulta comunque del tutto estraneo alla confisca delle ultime ore.
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