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Lamezia Terme, 6 marzo - Il gruppo della guardia di finanza di Lamezia Terme ha eseguito due decreti di sequestro preventivo finalizzato alla confisca emessi dal tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 8 soggetti appartenenti alla cosca dei Giampà di Lamezia Terme, per i reati contestati nell’ambito dell’operazione “Medusa” che nel giugno del 2012 ha portato alla sbarra 36 persone. I finanzieri lametini, infatti, dopo aver svolto le indagini sulle attività illecite della cosca assieme alla squadra mobile di Catanzaro ed ai carabinieri di Lamezia Terme, hanno puntato l’attenzione verso i patrimoni nella disponibilità degli indagati, in particolare nei confronti di Aldo Notarianni, esponente di spicco della cosca “Giampà’” e rappresentante di un gruppo costituito dai suoi numerosi fratelli, nei confronti dei quali si procede, a vario titolo, per associazione mafiosa, estorsione, usura e traffico di stupefacenti.

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Gli accertamenti patrimoniali e reddituali delle fiamme gialle, coordinate dalla Procura Distrettuale del capoluogo catanzarese, hanno riguardato sia gli indagati che i rispettivi familiari, coinvolgendo 18 persone. L’attività investigativa è durata circa sei mesi ed è stata basata su accertamenti bancari, interrogazioni delle banche dati reddituali e patrimoniali, ma anche su un’attività info-investigativa sul territorio, mirata a svelare il tenore di vita dei soggetti interessati dalle indagini e dei loro nuclei familiari per dimostrarne la sproporzione con i redditi leciti dichiarati, oltre alla fitta rete di atti e trasferimenti di proprietà di terreni e fabbricati dei “Notarianni” allo scopo d’impedire l’accertamento della proprietà in capo ai agli stessi. In base alle risultanze investigative il procuratore della repubblica di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo, assieme al procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli ed il sostituto procuratore Elio Romano, hanno richiesto ed ottenuto dal tribunale di Catanzaro il decreto di sequestro preventivo dei beni, il cui valore è stimato in oltre due milioni di euro.

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Le misure hanno riguardato, nello specifico:

1. I coniugi Aldo Notarianni e Giuseppina Giampà, ai quali sono state sequestrate due ville (intestate a terzi soggetti) e due motocicli;

2. Aurelio Notarianni, al quale è stata sequestrata una villa (intestata a terzo soggetto)  e due auto;

3. Luigi Notarianni, al quale è stata sequestrata una villa (intestata ad un terzo soggetto)  ed un’autovettura;

4. Antonio Notarianni, al quale è stata sequestrata un’auto d’epoca;

5. Rosario Notarianni, al quale sono state sequestrate 5 auto;

6. Carmine Vincenzo Notarianni, al quale sono state sequestrate 2 ville (intestate a terzi),  2 motoveicoli, 3 auto ed un ciclomotore d’epoca;

7. Pasquale Notarianni, al quale è stata sequestrata una villa (intestata a terzi),  2 motoveicoli e 3 automezzi.

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Ad eccezione di Carmine e Pasquale Notarianni, tutti i soggetti raggiunti dal sequestro si trovano attualmente detenuti. Sono state sequestrate, inoltre, disponibilità finanziarie rinvenute su conti bancari per circa 24.000 euro e accertamenti sono ancora in corso per individuare eventuali altre liquidità di cui gli indagati risultino disporre presso gli operatori finanziari. Gli accertamenti si sono rilevati particolarmente complessi, in quanto i beni erano, in alcuni casi, erano intestati a prestanomi dai quali, senza mirati approfondimenti bancari e senza aver sentito  testimoni, difficilmente si sarebbe potuto risalire agli effettivi proprietari.Peraltro, in esito alle informative prodotte alla D.D.A., le fiamme gialle hanno segnalato la responsabilità di due soggetti che si ritengono essere stati gli intestatari dei beni per impedirne di fatto la riconducibilità ad uno degli indagato.     

Un dato interessante emerge dalle indagini patrimoniali: nell’ambito della cosca, gli affiliati non condividevano informazioni sui rispettivi investimenti e spese, anzi c’era evidente diffidenza tra i sodali a far conoscere le rispettive disponibilità accumulate e il loro impiego. Nessuna informazione utile in merito è stata fornita dai vari collaboratori di giustizia, anche se gli stessi sono stati più volte sentiti specificatamente. Infatti, a differenza di altri aspetti investigativi, l’aggressione patrimoniale della cosca è esclusivamente frutto delle investigazioni economico finanziarie e della conoscenza del territorio della guardia di finanza oltre che dell’impegno della magistratura distrettuale.

 

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