
Reggio Calabria - E' in corso dalle prime ore di questa mattina a Reggio Calabria una vasta operazione della Polizia di Stato per l'esecuzione di 19 provvedimenti cautelari, tra cui 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere, sei agli arresti domiciliari e due obblighi di dimora, su ordine della Dda. Colpite le cosche della 'ndrangheta reggina facenti capo alle famiglie De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti. I reati contestati gli arrestati vanno dall'associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d'ufficio. Eseguite anche numerose perquisizioni.
In manette presunto boss Giorgio De Stefano
L'avvocato Giorgio De Stefano, dopo avere scontato una condanna a tre anni e mezzo di reclusione inflittagli nel 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa, attualmente era libero. Secondo gli investigatori, ha sempre rappresentato, e rappresentava tuttora, "l'intellighenzia" della cosca De Stefano, capace di elaborarne alleanze e strategie, con un impronta tipicamente manageriale, individuando le attività criminali più lucrose da mettere in atto. Nell'operazione "Sistema Reggio" sono coinvolti, oltre ai De Stefano, capi e gregari delle cosche storiche cittadine come i Rosmini, i Franco, i Serraino e gli Araniti.
Arrestata ex impiegata Gip-Gup "talpa" per conto cosche
Un'ex impiegata precaria dell'ufficio Gip-Gup del Tribunale di Reggio Calabria avrebbe fatto la "talpa" per conto di alcune cosche di 'ndrangheta, fornendo loro informazioni riservate. É quanto é emerso, tra l'altro, dall'operazione "Sistema Reggio". L'ex impiegata, arrestata nell'ambito dell'operazione, secondo quanto é stato precisato dagli investigatori, era addetta, comunque, a mansioni esecutive e non aveva dunque accesso ad atti d'inchiesta riservati. Ciò nonostante, però, le cosche la utilizzavano per raccogliere informazioni. L'ex impiegata é stata arrestata con l'accusa di rivelazione di segreti d'ufficio, con l'aggravante del metodo mafioso.
Indagine partita da attentati a bar
É partita dai due attentati compiuti nel 2014 ai danni del "Bar Malavenda" di Reggio Calabria, uno dei locali storici della città, l'indagine della Squadra mobile che ha portato all'operazione odierna denominata "Sistema Reggio". Nel 2014, il locale, che si accingeva a riaprire con una nuova gestione, subì gravi danni a causa di un attentato dinamitardo. Successivamente all'interno del locale, ancora in fase di ristrutturazione, fu collocato un altro ordigno che restò però inesploso. L'indagine condotta dalla Squadra mobile ha consentito di accertare che le due intimidazioni sarebbero da collegare al rifiuto da parte dei nuovi proprietari del locale di sottostare al cosiddetto "sistema Reggio", l'organizzazione criminale composta dalle cosche di 'ndrangheta cittadine che impone il pagamento del "pizzo" a qualsiasi attività economica o commerciale avviata in città. Un sistema al quale gli investigatori, con l'operazione eseguita stamattina, sperano di avere assestato un duro colpo.
Sequestrati beni e società per 10 milioni
Noti bar della città, una stazione di servizio per l'erogazione di carburante, una concessionaria di autovetture ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati per un valore complessivo di dieci milioni di euro. Secondo quanto emerso dalle indagini gli esponenti delle cosche avevano costituito e gestito, direttamente o per interposta persona, una serie di attività economiche, operanti in diversi settori imprenditoriali, attribuendone la titolarità formale a terzi soggetti, al fine di eludere i controlli delle forze dell'ordine e le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. L'operazione ha colpito livelli di vertice, ma anche gregari e soggetti contigui alle cosche De Stefano e Franco aderenti al cartello Destefaniano e Rosmini, Serraino e Araniti aderenti al cartello Condelliano, uniti nella spartizione dei proventi derivanti dalle attività estorsive in danno di commercianti ed operatori economici. Nell'operazione sono stati impiegati 250 uomini della Polizia di Stato. Dall'inchiesta è emerso che le cosche della 'ndrangheta esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell'accesso al lavoro privato, facendo assumere agli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali, nonché la potestà di regolamentazione dell'esercizio del commercio, autorizzando o meno l'apertura di esercizi commerciali nei quartieri da esse controllati.
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