
Reggio Calabria - La squadra mobile di Reggio Calabria e lo Sco hanno condotto un'operazione per l'esecuzione di 19 arresti nei confronti di presunti elementi di vertice, affiliati e prestanome della cosca Pesce di Rosarno. L'operazione, coordinata dalla Dda reggina, rappresenta la prosecuzione dell'inchiesta Recherche che, il 4 aprile scorso, aveva portato al fermo di 11 persone. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione mafiosa e favoreggiamento nei confronti del boss latitante Marcello Pesce, arrestato dalla polizia il primo dicembre del 2016, oltre che di traffico di droga ed intestazione fittizia di beni. Grazie alla rete di protezione, Pesce, anche durante la latitanza, riusciva ad amministrare le risorse incamerate dalla cosca. Il boss, secondo l'accusa, assegnava le risorse ai componenti ed ai loro familiari, gestiva in regime di sostanziale monopolio l'attività di trasporto merci su gomma grazie ad una rete di aziende messe in piedi con dei prestanome e curava i rapporti con le altre cosche.
Le persone coinvolte
Le 8 persone arrestate in aggiunta a quelle fermate nell'operazione "Recherche 2" sono lo stesso Marcello Pesce, al quale sono state mosse nuove contestazioni; Pasquale Francavilla di 42 anni; Rocco Rachele di 49; Alfio Ciatto, 49 anni, di Paterno'; Gregorio Niglia di 34; Roccaldo Messina di 48; Andrea Villari di 25; Vincenzo Cannata' di 33. Nei confronti di Marcello Pesce, Francavilla e Rachele e' stata disposta l'applicazione della custodia cautelare in carcere, mentre per Ciatto, Niglia, Villarie Cannata' quella degli arresti domiciliari. A Messina e' stata applicata la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria in tutti i giorni della settimana, per favoreggiamento personale. Avrebbe fornito a Pesce ospitalita' in un'abitazione nella sua disponibilita', dopo una delicata fase di spostamento del boss, braccato dalle forze di polizia, dal covo di via Mazzini a quello di via Conca d'Oro di Rosarno (Rc), cosi' come documentato dalle telecamere di videosorveglianza degli investigatori della Polizia di Stato.
A Marcello Pesce viene attribuito il ruolo di reggente dell'omonima potente cosca, "con funzioni di capo, promotore ed organizzatore - spiegano gli inquirenti - forte del status di latitante, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni da compiere, degli obiettivi da perseguire, delle attivita' economiche da avviare attraverso cui riciclare il denaro e le altre utilita' provento delle azioni delittuose. Pesce e' stato raggiunto da una misura cautelare anche per i delitti di intestazione fittizia, aggravati dalla circostanza di aver agevolato la cosca, di alcune ditte sequestrate il 4 aprile scorso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA