Salta al contenuto principale

corte_162ab_b9025.jpg

Reggio Calabria - "La guerra totale contro lo Stato fu una decisione unitaria del sistema criminale mafioso italiano". Lo ha affermato il Pg di udienza, Giuseppe Lombardo, nella sua requisitoria in corso a Reggio Calabria nel processo "'Ndrangheta stragista".

Secondo il rappresentante dell'accusa, "'Ndrangheta e Cosa nostra vollero inviare un granitico messaggio per sottolineare l'unitarieta' della decisione che sfocio' negli attentati di Roma, Firenze e Milano, e negli attacchi agli uomini dell'Arma. D'altronde - ha spiegato - perche' Toto' Riina scelse come compare d'anello il defunto boss Mico Tripodo, se non per sottolineare che erano una cosa sola?". Lombardo, inoltre, ha indicato Giuseppe Graviano come "coordinatore delle stragi", ricordando l'incontro tra il boss di Brancaccio a Roma con Spatuzza e la famosa frase pronunciata da Graviano "abbiamo il Paese nelle mani, e sottolineando la sua volonta' di accelerare il progetto stragista con nuovi attentati perche' "qualcuno voleva una ulteriore prova di forza contro i carabinieri" e ricordando lo scampato attentato contro i carabinieri allo stadio Flaminio: "Quel giorno ne dovevano morire 55".

E’ durata circa otto ore la prima parte della requisitoria del Procuratore generale di udienza Giuseppe Lombardo, nel processo d’Appello ‘Ndrangheta stragista, che vede imputati Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone nella qualità di mandanti del duplice omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Lombardo, evidenziando le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Marcello Fondacaro, Antonio Bruzzese e Girolamo Bruzzese, e la testimonianza resa dal defunto ambasciatore Francesco Paolo Fulci, ha posto in evidenza “la paura di non contare più nulla” , di “perdita della funzione”, manifestata da settori dei servizi di sicurezza a seguito dello scioglimento di ‘Gladio’, deciso da Giulio Andreotti nell’autunno del 1990, una scelta che sarebbe ‘piovuta a ciel sereno’, secondo quanto riferito da Fulci, “non concordata” nemmeno con gli Usa, “tant’è che non fu più possibile ricomporre lo strappo”, inizio del declino politico dell’ex leader democristiano.

Il rappresentante della Pubblica accusa ha ricordato il fiorire delle iniziative di movimenti politici di quel periodo, come le Leghe Meridionali, “animate da massoni irregolari ed esponenti dell’estrema destra, per sostituire vecchi uomini e vecchi politici ormai in declino, per continuare a controllare la spesa pubblica attraverso gli ‘infedeli’. Una finta nuova classe politica che concentrerà i propri sforzi elettorali nel 1994, in favore del nascente movimento di Forza Italia”.

Lombardo, con riferimento alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Girolamo Bruzzese, secondo il quale Bettino Craxi e Silvio Berlusconi ”nel 1978/79 incontrarono il boss Giuseppe Piromalli ed altri capi ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro nella masseria di Giuseppe Piccolo”, non avrebbe prodotto alcun riscontro ai fini del processo. Lombardo, esaminando il contesto storico e politico di fine anni ’70 e di inizio degli anni ’90, ha sottolineato “la presenza sullo scenario del rapimento di Aldo Moro e l’uccisione della sua scorta di una componente della ‘ndrangheta. Si era in una fase di probabile cambiamento degli scenari politici in tempi di ‘democrazia bloccata’ e Aldo Moro - ha detto - era disallineato dalla logica dei blocchi contrapposti”. L’intervento del Pubblico ministero proseguirà lunedì 27 febbraio, con probabile prosecuzione il giorno successivo, martedì 28 febbraio.

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.